C'è il politico e poi c'è l'uomo, con le sue fragilità. L'ex premier Giuseppe Conte ha svelato il segreto dietro la sua sparizione per qualche settimana nei mesi scorsi. Una parola tremenda per chiunque, tumore. "La malattia è stata un fulmine a ciel sereno. Ero entrato in ospedale per alcuni controlli e da un giorno all'altro sono stato operato", ha raccontato il leader M5s a Monica Setta nella trasmissione Storie al bivio di sera che andrà in onda martedì prossimo.
La malattia è un bivio in cui tutto perde importanza rispetto alla propria esistenza, in cui la critica politica si spegne e lascia il passo al silenzio e alla preghiera. Così è stato per Conte, che quel momento l'ha vissuto così: "La prospettiva non era rosea, poteva diventare davvero tutto complicato. La paura c'era, ma sono rimasto lucido. Non ho pianto ma pregato, lo confesso. Mi hanno dato forza la mia profonda fede e la famiglia".
È raro trovare un politico così disposto a parlare di una malattia odiosa ma per fortuna curabile. Siamo a fine aprile, Conte si ricovera al Gemelli, ufficialmente per un controllo di rito, al decimo piano, Ala L. Poi arriverà invece l'intervento chirurgico al Gemelli per l'asportazione del tumore. La compagna Olivia Conte farà un post sui social di cui si pentirà che poi infatti cancella, un gesto d'amore spontaneo di una donna "prudente con un intuito eccezionale" con cui l'ex premier ha "voglia di costruire un amore solido in modo cauto e sereno" con una persona che "conosco da quando i nostri figli andavano alle elementari e che oggi fanno entrambi la maturità, legatissimi fra loro. Venivo da una separazione e andavo cauto ma quell'incontro si era subito dimostrato importante, oggi siamo una famiglia".
Era stata Olivia a capire per prima "che sarei stato premier quando nel 2018 mi chiesero la disponibilità in un incontro con Salvini e Giorgetti. È stata lei a darmi forza anche stavolta nella malattia", ricorda l'ex premier che proprio in quei giorni si stava giocando la partita della candidatura a Palazzo Chigi a nome del campo largo che poi, fatalmente, ha temporaneamente archiviato. Dentro il Movimento cinque stelle in quei giorni c'è stato un vorticoso viavai di telefonate e messaggini per comprendere le vere condizioni di salute di Conte, come qualcuno aveva confidato al Giornale.
Impossibile non parlare del Covid, di quei mesi al buio in cui Conte ha guidato un Paese impaurito in modo non impeccabile, con troppi errori evitabili, di cui legittimamente non vuole più rispondere dopo che la sua posizione è stata archiviata dal Tribunale dei ministri a Brescia assieme a quella del ministro della Salute Roberto Speranza. "È stato un periodo terribile, non mi sono mai ammalato ma avevo paura perché se mi fossi fermato sarebbe stato letale. Mi è capitato di piangere, sono un uomo umile con i piedi ben piantati per terra, né santo né eroe".
I familiari delle vittime del Covid nella bergamasca ricordano con dolore anche la sua visita nella città squassata dal virus, a notte fonda, con una conferenza stampa nervosa e imbarazzante. Conte si ricorda invece che "in quei giorni trattenere la commozione davanti alle vittime della pandemia per un uomo normale come me era impossibile", e c'è da credergli.