L’antisemitismo continua a mostrarsi senza troppi travestimenti. E lo fa nel modo più semplice e inquietante: attraverso un cartello affisso all’ingresso di un locale pubblico. “Gli israeliani non sono graditi”, si legge nella scritta comparsa a Bastia Umbra, in provincia di Perugia.
Non una critica al governo di Benjamin Netanyahu, non una contestazione delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, ma l’esclusione indiscriminata di persone sulla base della loro nazionalità. Una distinzione tutt’altro che secondaria, soprattutto in una fase storica nella quale l’ostilità verso Israele finisce sempre più spesso per trasformarsi in avversione nei confronti degli israeliani e, subito dopo, degli ebrei.
A denunciare l’accaduto è stato l’Osservatorio Israele. Il presidente Nicolae Eitan Galea ha pubblicato un video su Facebook mostrando il cartello e annunciando un esposto alla Procura di Perugia, alla Prefettura, alla Digos e al sindaco di Bastia Umbra. “Un’attività aperta al pubblico non può trasformarsi in un luogo di discriminazione nei confronti di persone individuate per la loro nazionalità”, la sua denuncia.
Galea ha inoltre sottolineato come l’antisemitismo, anche quando viene nascosto dietro l’antisionismo o mascherato da formule apparentemente meno violente, non possa essere normalizzato. Un avvertimento necessario, perché il rischio è proprio questo: abituarsi. Considerare certi messaggi una semplice provocazione, una manifestazione politica un po’ sopra le righe o un episodio isolato destinato a esaurirsi nel giro di qualche giorno.
I titolari del locale, al momento, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali. Ma la risposta pubblicata sotto una recensione dello stesso Galea non sembra indicare alcun ripensamento: “Ti vorrei ringraziare per aver dato finalmente a questo cartello la visibilità che merita”.
Il sindaco Erigo Pecci si è detto “interdetto”, esprimendo solidarietà a chi è stato colpito dal messaggio e ricordando i valori di accoglienza e convivenza civile della città. Parole doverose, arrivate peraltro a poche ore dalle minacce rivolte da un gruppo di naziskin a giovani ebrei italiani che si trovavano in Bulgaria per un campo estivo.
Episodi diversi, ma uniti da un clima che sarebbe irresponsabile minimizzare. L’antisemitismo raramente si presenta annunciando apertamente il proprio nome, più spesso procede per gradi. Trattarlo come una semplice conseguenza della guerra in Medio Oriente o come una forma legittima di protesta politica significa ignorare una lezione che l’Europa avrebbe già dovuto imparare. Sottovalutarlo non è soltanto un errore: può diventare pericoloso.
