Continuano i raid israeliani in Libano, dopo che il leader di Hezbollah Naim Qassem ha definito l'accordo di Washington "una capitolazione e una sconfitta", e Benjamin Netanyahu non ha fatto votare l'ultima versione dell'intesa per il cessate il fuoco mediata dagli Usa. Secondo quanto riportato da Ynet, i ministri hanno criticato la tregua, il cui rinnovo è stato concordato dalle delegazioni israeliana e libanese durante un incontro a Washington mercoledì, e hanno chiesto che venisse sottoposto al voto del Gabinetto prima di accettarne le condizioni. Il premier invece, durante una riunione, ha spiegato che non metterà ai voti il documento finché Hezbollah non ne avrà accettato i termini. "Al momento non c'è alcun accordo. Hezbollah si oppone, quindi non prenderò una decisione", ha detto Netanyahu, mentre continuano gli attacchi dello Stato ebraico in Libano, che hanno provocato 12 morti. Di questi, almeno sette persone sono rimaste uccise in blitz notturni sulla città di Tiro, nel sud.
Sul fronte iraniano, invece, il presidente Usa è tornato a parlare di un potenziale incontro con l'ayatollah Mojtaba Khamenei, che sarebbe "onorato" di vedere. "Se dovessimo raggiungere un accordo, è possibile che io lo incontri - ha detto Trump - Per me andrebbe bene". Un'ipotesi che è stata immediatamente respinta da Teheran. "Penso che dobbiamo essere realisti", ha commentato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, sottolineando che peraltro al momento la Guida Suprema deve evitare "una presenza pubblica più significativa per ragioni di sicurezza". Subito dopo gli ha fatto eco il consigliere di Khamenei, Mohsen Rezaei, in un'intervista esclusiva alla Cnn, che lapidario ha detto: "Non accadrà".
Riguardo l'accordo, invece, un alto funzionario della Repubblica islamica ha detto che dipende dalla decisione o meno dell'amministrazione Usa di sbloccare 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, oltre ad avvertire che gli Stati Uniti "entrerebbero in un tunnel oscuro" qualora dovessero riprendere le ostilità. "I negoziati sono in una situazione di stallo e Trump deve sbloccarla - ha aggiunto Mohsen Rezaei - La palla è nel campo di Trump".
"Con l'Iran vinceremo comunque, o sulla carta o militarmente", ha ribadito invece The Donald, ricordando che tra le condizioni ci sono la riapertura dello stretto di Hormuz e la rinuncia all'arma nucleare. E "se l'Iran uccidesse soldati americani riprenderei gli attacchi. Mi sembrerebbe un'ottima ragione". Secondo la tv saudita Al Arabiya, Teheran ha informato il Pakistan di essere pronto a trasferire parte delle sue scorte di uranio a un paese terzo. Intanto l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha affermato, in un rapporto riservato, che la mancanza di accesso per verificare il materiale nucleare in Iran rappresenta una "preoccupazione per la proliferazione", invitando la Repubblica islamica a "collaborare in modo costruttivo con l'agenzia". "Pur riconoscendo che gli attacchi militari contro le strutture e i siti nucleari iraniani hanno creato una situazione senza precedenti - ha proseguito l'Aiea - è fondamentale che l'agenzia conduca attività di verifica nel Paese senza indugio".
Secondo quanto riferito da una fonte diplomatica, l'Aiea non ha rilevato attività presso siti nucleari strategici come Isfahan e Natanz dall'inizio del conflitto in Medioriente a fine febbraio, ma gli è stato negato l'accesso ad alcuni impianti chiave dal giugno dell'anno scorso, quando gli Usa hanno colpito diversi siti atomici.