Il governo ha prorogato fino al 3 luglio il taglio delle accise: resta di 5 centesimi quello sulla benzina, mentre si riduce a 5 centesimi, ben oltre quanto era stato ipotizzato alla vigilia, lo sconto per il gasolio.
Ieri è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze sul quinto taglio varato per calmierare i prezzi dei carburanti dopo la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran. Vengono rideterminate le aliquote di accisa su alcuni prodotti energetici usati come carburanti per compensare il maggior gettito Iva derivante dall'aumento del prezzo internazionale del petrolio greggio. Nel decreto viene precisato che "al fine di compensare le maggiori entrate dell'imposta sul valore aggiunto rispetto all'ultima previsione, derivanti dall'aumento del prezzo internazionale del petrolio greggio, a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio 2026, le aliquote di accisa vengono rideterminate per la benzina a 622,90 euro per mille litri; per gli oli da gas o gasolio usato come carburante a 622,90 euro per mille litri; per i gas di petrolio liquefatti (Gpl) usati come carburanti a 242,77 euro per mille chilogrammi; per il gas naturale usato come carburante: zero euro per metro cubo. La misura si traduce con una conferma dello sconto di 5 centesimi sulla benzina, mentre si dimezza da 10 a 5 centesimi quello sul diesel.
Per finanziare quella che si dice "accisa mobile", la copertura - pari a 149,4 milioni - deriva dell'extragettito di maggio, ossia il maggiore incasso Iva da parte dello Stato dovuto all'aumento del costo internazionale del petrolio. In totale sono circa 1,8 miliardi di euro le risorse impegnate complessivamente dal governo per calmierare il prezzo dei carburanti che con il blocco del traffico attraverso lo stretto di Hormuz hanno subito forti rialzi.
Il nuovo taglio arriva mentre i prezzi alla pompa cominciano a scendere leggermente. Secondo il monitoraggio del Mimit, i prezzi medi alla pompa in modalità self service lungo la rete stradale nazionale proseguono sotto la soglia dei 2 euro al litro, registrando un valore pari a 1,921 euro al litro per la benzina (era 1,926 ieri) e 1,980 euro al litro per il gasolio (in calo rispetto ai 1,984 euro del giorno prima). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,020 euro al litro per la benzina e 2,072 euro al litro per il gasolio.
Sullo sfondo, intanto, una serie di soluzioni alternative sta mantenendo il prezzo del greggio sotto i 100 dollari al barile, smentendo molte delle previsioni più fosche dell'industria che ipotizzavano quotazioni fino a 200 dollari. Una combinazione di esportazioni record dagli Stati Uniti, un rallentamento brusco e inatteso della domanda cinese e un flusso costante, seppur limitato, di petrolio che continua a transitare attraverso lo stretto ha contribuito ad assorbire gran parte dell'impatto derivante dalla perdita di oltre 10 milioni di barili al giorno di forniture mediorientali.
Anche l'eccesso di offerta esistente prima del conflitto ha attenuato il colpo. Ora l'attenzione è concentrata sulla durata di questi fattori di compensazione.
Le scorte globali si stanno riducendo a un ritmo record, rendendo il mercato sempre più vulnerabile a nuove interruzioni. Con le forniture disponibili in diminuzione, anche disservizi relativamente contenuti potrebbero provocare nuovi rialzi dei prezzi.