La casa di legno che contiene tesori: così i data center sono sicuri e green

Un'installazione completamente di legno nel cuore dell'Emilia-Romagna che contiene un tesoro: il nostro. Un data center in pratica, frutto della collaborazione tra Lenovo e l'azienda Exe.it e che rappresenta il perfetto matrimonio tra il genio italico e l'altra tecnologia. Perché in tutta l'Europa del sud è l'unico esempio di come la vita digitale e quella sostenibile abbiano trovato la strada per coesistere. Alessandro de Bartolo (Country General Manager Italia Lenovo Data Center Group, qui a destra) e Gianni Capra (il proprietario di Exe.it, sotto) sono insomma i protagonisti di questa storia di innovazione, quasi incredibile nella sua semplicità. I partner di una cassaforte digitale che ha la sua ricchezza dentro e fuori. Quale lo spiega subito de Bartolo: « Dalle informazioni dentro i cellulari a quelle delle auto autonome, tutto passa e passerà sempre di più dai data center. In un posto dove la sicurezza e la sostenibilità devono essere garantite. Il cloud per molti è concetto astratto, invece è un luogo fisico che rappresenta la fabbrica della società digitalizzata. Ne serviranno sempre di più, aumentando a dismisura le necessità energetiche e l'evoluzione delle nostre città. Lenovo sta lavorando per ridurne l'impatto e siamo felici di avere in Italia una soluzione così innovativa».

Che è a San Pietro Terme, tra Bologna e Imola, dove Gianni Capra ha costruito il suo involucro di legno per contenere i supercomputer Lenovo. «Ma ci sono anche un orto, una biblioteca, una palestra, una sala musica - puntualizza sorridendo lui -. La sostenibilità è un peso sulla coscienza: io sono quasi un luddista, non sono un tifoso dell'altissima tecnologia, e per questo ho creato un data center interamente di legno. Per liberarmi da quel peso». È una sfida insomma (tra l'altro vinta): quella di costruire un'infrastruttura potenzialmente molto inquinante e renderla a emissioni zero. «Intendiamoci -prosegue il proprietario di exe.it -: noi non siamo né potremo mai essere a impatto zero. I data center consumano un enorme quantità di corrente e sono tra i maggiori emettitori di Co2. Ma grazie alla nostra soluzione impegniamo l'energia per raffreddarlo solo nel 21% della sua attività annua. Gli impianti tradizionali devono essere accesi sempre e consumano il 55% dell'energia per fare solo quello. Più di quanto ne usano per le macchine. Invece il nostro, quello sì, è a emissioni zero».

Risultato: il data center di e Exe.it permette di far lavorare i computer fino a 28 gradi di temperatura interna («ma lo facciamo a meno, non vogliamo esagerare») contro i 18-19 di quelli tradizionali. E Lenovo, utilizzando solo computer dotati di dischi solidi, assicura alte prestazioni e sicurezza assoluta. Spiega de Bartolo: «I luoghi del cloud si suddividono tra il contenitore e il contenuto. Nel primo caso questa grande casa di legno permette a ciò che c'è dentro di gestire i dati con altissime performance, meno calore e consumi ridotti di due terzi. Il che fa bene anche all'ambiente». Si tratta insomma di una sostenibilità al quadrato, ed è la strada che Lenovo vuole percorrere: «L'energia pulita crea altro impatto inquinante nella ricerca dei materiali e nei consumi - insiste Capra -. Se la gente capisce che certe promesse non sono verità, rischia di disamorarsi. Per questo è più giusto parlare di emissioni zero, come nel nostro caso. La scelta di Lenovo è quella giusta: il concentrato di tecnologia di queste macchine è mostruosa, bisogna ridurre l'uso di energia». D'altronde anche Mark Zuckerberg ha affermato che i data center prolifereranno, e in due direzioni: piccoli e grandissimi. «I piccoli sono per forza privati, radicati sul territorio e perfetti per la piccola e media impresa: se vendessimo dati al altri la nostra funzione cadrebbe. Il costo? Non può essere molto superiore a soluzione tradizionale: la sostenibilità deve essere una scelta win-win. E attenti a quelli che vi offrono soluzioni gratis. Vuol dire che il prodotto siamo noi».

Insomma: come spiega de Bartolo grazie a questa esperienza il futuro permetterà il miglioramento energetico in strutture ben più grandi: «Ci sono data center nel mondo che consumano 200 terawatt per ora, l'1 per cento di tutto il fabbisogno mondiale. È chiaro che bisogna mettere più attenzione. Per esempio: recentemente abbiamo siglato un accordo con uno dei più importanti studi cinematografici al mondo, scoprendo che per fare un film sviluppano 200 milioni di ore di lavorazione. Se le mettiamo in fila sono circa 22.000 anni. Per elaborare una così grande massa di dati bisogna fare attenzione ai consumi. È questa la sfida: noi per esempio abbiamo cominciato ad utilizzare l'acqua per raffreddare il sistema. Il progresso e la maggiore necessità di strutture grandi e piccole necessitano di grande innovazione». Che questa arrivi dalla collaborazione tra una grande multinazionale e un'ingegnosa azienda italiana, dà speranza sul futuro del pianeta.

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