Il ghiaccio è una cosa seria. Non parla, non protesta, non ricorda. Ti prende e ti lascia scivolare sopra come se niente fosse. Gli uomini invece no. Gli uomini si portano dietro tutto, anche quando scendono a cento all'ora con la faccia a pochi centimetri dal freddo.
Vladyslav Heraskevych ha 27 anni e fa skeleton, che è uno sport per gente che non ha troppa voglia di stare tranquilla. Si scende a testa in avanti, sdraiati su una slitta sottile, e si spera che le curve non abbiano cattive intenzioni. Lui alle Olimpiadi aveva deciso di portare un casco diverso. Non più aerodinamico, non più leggero. Solo più pieno. Sopra c'erano dei nomi, più di venti. Atleti, allenatori, ragazzi che fino a poco tempo fa facevano quello che fanno gli sportivi: correre, saltare, tirare, allenarsi. Poi la guerra li ha trasformati in fotografie. Dmytro Sharpar, Yevhen Malyshev, Alina Perehudova, Pavlo Ischenko, Oleksiy Loginov, Mykyta Kozubenko, Oleksiy Habarov, Daria Kurdel. E altri, alcuni olimpici, altri no, ma tutti abbastanza vivi nei cuori da essere ricordati.
Heraskevych ha indossato quel casco negli allenamenti sulla pista di Cortina. Il ghiaccio non ha fatto domande. Ha fatto quello che fa sempre: ha restituito il rumore secco della slitta e il tempo cronometrato al centesimo. Poi sono arrivate le domande degli uomini. Il Cio ha richiamato la Regola 50, quella che tiene lontane le manifestazioni e la propaganda dai luoghi di gara. Il campo deve restare neutrale, come se fosse possibile chiedere alla storia di aspettare fuori. La proposta alternativa era semplice: una fascia nera al braccio. Un segno più discreto, più conforme, meno ingombrante.
La linea del Cio è la stessa da anni: gli atleti possono parlare altrove, ma non mentre gareggiano, non sul podio, non lì dove il mondo guarda con l'illusione che lo sport sia un'isola felice. Heraskevych ha raccontato la vicenda in un video. Ha detto di non aver violato alcuna regola, di voler solo ricordare i sacrifici del suo Paese e mostrare quanto sia terribile la guerra. Ha definito la decisione una specie di circo. Il Cio ha mantenuto la propria posizione. La richiesta formale del Comitato olimpico ucraino è stata respinta. La fascia nera è rimasta un'opzione. Lui non l'ha accettata, ed è arrivata la squalifica. Da lì la pista è diventata più larga. È intervenuto anche il presidente Zelensky, ringraziando l'atleta per aver ricordato il prezzo della guerra, contestando l'idea che un tributo potesse essere considerato politico e definendo quella del Cio una decisione "moralmente spaventosa". Al suo rientro in patria gli conferirà la medaglia dell'Ordine della Libertà. Il leader di Kiev ha detto che il movimento olimpico dovrebbe "contribuire a fermare le guerre, non assecondare l'aggressore". Mentre in tutta l'Ucraina migliaia di persone hanno pubblicato sui social una propria foto con la scritta: "Remembrance is not a violation".
Heraskevych aveva scelto di coprire il
proprio volto con altri volti. Il Cio ha stabilito che in gara non fosse possibile. Il resto non si è deciso in centesimi di secondo, ma in interpretazioni. E quelle, a differenza del ghiaccio, non si sciolgono così in fretta.