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Politica

Caso Ranucci, Tavares scovato in Camerun: “Non sono latitante, tornerò in Italia. Ma della bomba non parlo”

Il factotum conferma il legame con l’ex editore: “Valter è mio socio”. Per i pm avrebbe fatto da tramite con i presunti esecutori dell’attentato

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È in Camerun, nonostante le notizie circolate nei giorni scorsi su un suo possibile trasferimento in un altro Paese africano. Gomes Clesio Tavares, il factotum di Valter Lavitola destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per l’attentato a Sigfrido Ranucci, è stato rintracciato dall’inviato del Tg1 Giacomo Amadori.

Davanti alle telecamere Tavares ha confermato il rapporto con l’ex editore: “Sì, Valter è mio socio”. Poi gli ha inviato un messaggio: “Lavitola resisti ed esci presto”. Ha ammesso inoltre di conoscere alcuni degli uomini arrestati con l’accusa di avere materialmente partecipato all’attentato, ma quando le domande sono giunte all’ordigno esploso davanti all’abitazione del conduttore di Report si è fermato: “Della bomba non parlo”.

Come evidenziato in precedenza, il camerunense ha respinto ancora una volta la definizione di latitante e ha assicurato di non volersi sottrarre all’inchiesta: “Tornerò in Italia per parlare con i magistrati”. L’uomo che, se avesse realmente voluto fuggire, sarebbe andato “in Russia”, un Paese che sostiene di conoscere e dal quale, secondo la sua versione, nessuno avrebbe potuto ottenere l’estradizione. Sulle dichiarazioni rese da Lavitola agli inquirenti ha evitato invece lo scontro diretto: “Ognuno è responsabile di quello che dice e che fa”.

Tavares, 47 anni, è considerato da tempo uno degli uomini di maggiore fiducia di Lavitola. Il loro è un rapporto personale, professionale e societario. I due si sarebbero conosciuti durante un periodo di detenzione trascorso nel carcere di Secondigliano tra il 2015 e il 2016. Dal 2017 il camerunense ha lavorato per una società collegata al Cefalù Bistrò, il ristorante romano riconducibile all’ex editore, diventandone progressivamente il collaboratore più stretto. Lavitola lo avrebbe descritto come “un figlioccio”.

Negli ultimi anni Tavares si è occupato soprattutto degli affari africani legati ai crediti di carbonio. Il suo nome – nella forma Ckuidjeu Tchoukoua utilizzata nei documenti – compare come direttore generale della Future Awaits Holding, società fondata da Lavitola e impegnata in un progetto ambientale in Camerun. È lo stesso settore nel quale Tavares sostiene di essere tuttora impegnato e che indica come ragione della sua permanenza all’estero. Il rapporto societario è stato ricostruito attraverso documenti amministrativi camerunesi e internazionali.

Nell’inchiesta della Procura di Roma, tuttavia, il presunto ruolo di Tavares sarebbe stato di tutt’altra natura. Secondo l’accusa, avrebbe agito da cerniera tra Lavitola e il gruppo avellinese indicato come esecutore materiale dell’attentato. Sarebbe stato lui a reclutare gli uomini, a mantenere i contatti con alcuni di loro e a fornire un sostegno logistico. Gli investigatori gli attribuiscono anche la disponibilità delle automobili impiegate per gli spostamenti e per gli appostamenti nei pressi della casa di Ranucci. La ricostruzione si fonda soprattutto sulle intercettazioni e sulle conversazioni registrate dopo gli arresti.

Tavares ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento. Nei suoi confronti è stata disposta la custodia cautelare in carcere, ma la misura non è stata ancora eseguita perché l’uomo si trova all’estero. La Procura ha già avviato la procedura per ottenerne l’estradizione. Ora annuncia nuovamente il ritorno in Italia. Saranno i magistrati a verificare se e quando manterrà la promessa.

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