Caso Shalabayeva, Cassazione: "Espulsione illegittima"

Las Suprema Corte: "Aveva validi titoli di soggiorno". E apre la strada al risarcimento

Caso Shalabayeva, Cassazione: "Espulsione illegittima"

Alma Shalabayeva, moglie del kazako Muktar Abliazov, non doveva essere espulsa dall’Italia e il provvedimento di rimpatrio è viziato da "manifesta illegittimità originaria". Con la sentenza 17407 depositata oggi, la Sesta Sezione Civile della Suprema Corte ha accolto il ricorso della Shalabayeva e ha annullato senza rinvio la convalida del trattenimento della donna al Cie romano di Ponte Galeria da parte del giudice di Pace di Roma che faceva seguito al provvedimento di espulsione emesso il giorno prima. Dopo aver passato qualche ora nel Cie, la donna era stata messa su un volo per il Kazakistan insieme alla figlia Alua di soli sei anni.

L’irruzione notturna nell'abitazione di Casal Palocco effettuata dalle forze dell’ordine era stata fatta per cercare il marito e non per finalità di prevenzione e repressione dell’immigrazione irregolare. Quell'irruzione notturna, avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2013, è solo una delle tante anomalie che secondo la Suprema Corte hanno caratterizzato il caso Shalabayeva e l’operato delle forze di polizia. "La contrazione dei tempi del rimpatrio e lo stato di detenzione e sostanziale isolamento nel quale è stata tenuta Alma Shalabayeva dall’irruzione alla partenza - si legge nella sentenza - hanno determinato nella specie un irreparabile vulnus al diritto di richiedere asilo e di esercitare adeguatamente il diritto di difesa". Peraltro, sempre secondo la Cassazione, "il controllo della sussistenza di due titoli validi di soggiorno intestati alla Shalabayeva sarebbe stata operazione non disagevole, attesa la conoscenza preventiva della sua identità che ha costituito una delle ragioni determinanti il sospetto (rivelatosi errato) dell’alterazione del passaporto diplomatico in quanto intestato non alla Shalabayeva ma ad Alma Ayan".

"Il trattenimento illegittimo determina il diritto al risarcimento del danno per la materiale privazione della libertà personale, non giustificata dalla sussistenza delle condizioni di legge". La sentenza della Cassazione apre la strada alla richiesta di risarcimento che la Shalabayeva potrà chiedere allo Stato italiano per il trattenimento nel Cie di Ponte Galeria. I supremi giudici hanno, infatti, ha rilevato che, oltre al risarcimento, una delle conseguenze della dichiarata illegittimità originaria della misura dell’espulsione costituisce "una delle condizioni indispensabili per l’eventuale rientro e permanenza in Italia" della Shalabayeva.