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Cautela senza disimpegno. Così Meloni tesse la tela

La premier, assente al vertice, studia il dossier e conferma la vicinanza a Kiev

Cautela senza disimpegno. Così Meloni tesse la tela
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Attenzione e prudenza. Mentre a Londra si riuniscono il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in Italia il dibattito politico si concentra soprattutto su un'assenza: quella di Giorgia Meloni.

Il summit britannico rappresenta un nuovo passaggio nell'attivismo diplomatico europeo sul dossier ucraino. I leader di Regno Unito, Francia e Germania incontrano Zelensky per fare il punto sulle prospettive di una pace "giusta e duratura" e coordinare le prossime mosse del cosiddetto gruppo dei Volenterosi, l'alleanza informale dei Paesi più impegnati nel sostegno a Kiev.

L'assenza della presidente del Consiglio ha alimentato polemiche e interrogativi. C'è chi parla di marginalizzazione dell'Italia e chi interpreta la mancata partecipazione come un segnale di distanza dalle iniziative promosse da Londra e Parigi. Una lettura che rischia però di trascurare il quadro generale.

Il governo Meloni continua infatti a sostenere l'Ucraina sul piano politico, economico e militare, mantenendo una linea di piena adesione agli impegni assunti dall'Alleanza Atlantica e dall'Unione Europea. Allo stesso tempo Palazzo Chigi ha sempre mostrato cautela rispetto alle ipotesi avanzate negli ultimi mesi da Francia e Regno Unito, in particolare sull'eventuale invio di truppe occidentali sul territorio ucraino.

Una posizione che non nasce da un disimpegno, ma dalla volontà di mantenere una linea coerente con gli interessi italiani e con gli orientamenti espressi dal Parlamento. Non a caso la premier tornerà sul tema mercoledì alle Camere in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, nel quale il dossier Ucraina sarà uno dei temi centrali.

In questo contesto appare significativo che nelle prossime ore possa prendere forma un nuovo formato E5, con il coinvolgimento di Italia e Polonia accanto a Francia, Germania e Regno Unito. Un incontro che potrebbe svolgersi già il 10 o il 12 giugno e che confermerebbe il ruolo di Roma nei principali dossier europei.

L'attivismo diplomatico del continente arriva del resto in una fase particolarmente delicata del conflitto. Gli Stati Uniti sembrano orientati a un coinvolgimento meno diretto. Donald Trump ha recentemente ribadito la necessità che Russia e Ucraina trovino autonomamente una soluzione negoziale, rafforzando nelle capitali europee la convinzione che l'Europa debba assumere maggiori responsabilità.

Sul terreno, intanto, la guerra continua. Nelle ultime ore nuovi attacchi russi con droni hanno provocato vittime in Ucraina, mentre Kiev ha risposto con una massiccia offensiva contro obiettivi nell'area di San Pietroburgo, dimostrando di mantenere capacità operative a lungo raggio.

Per l'Europa la sfida resta duplice: sostenere l'Ucraina e preparare le condizioni per un eventuale negoziato futuro. È su questo equilibrio che si giocheranno i prossimi appuntamenti internazionali, dal G7 al vertice Nato fino al Consiglio europeo.

In questo scenario la linea di Giorgia Meloni appare diversa da quella dei partner più interventisti, ma

non per questo marginale. L'Italia continua a essere parte del fronte occidentale a sostegno di Kiev, rivendicando però una maggiore prudenza sulle modalità con cui costruire il percorso verso una pace stabile e duratura.

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