Cade il timore del Ppe: "Se no vince Grillo"

Il Cavaliere rassicura Daul: "Nessuna deriva estremista, non abbiamo cambiato pelle". E Forza Italia si ricompatta

Cade il timore del Ppe: "Se no vince Grillo"

Una telefonata cordiale, lunga una ventina di minuti, che spazza via gran parte dei veleni che aleggiavano sulla trasferta bolognese. Berlusconi, in viva voce, sabato notte da Arcore rassicura Joseph Daul, presidente del Ppe, e spiega che la sua Forza Italia non ha cambiato pelle. Gli azzurri non abbandonano e non abbandoneranno certo la grande famiglia dei Popolari europei a cui rimangono ancorati; ma in Italia c'è da rimettere assieme i cocci del centrodestra. Il Cavaliere spiega al francese, ancora una volta, qual è la situazione; e usa più o meno i termini utilizzati dal palco di piazza Maggiore: «È necessario stringere delle alleanze; anche con la Lega di Salvini. Altrimenti non c'è scampo e si rischia un ballottaggio tra la sinistra di Renzi e il populismo, quello sì molto pericoloso, di Grillo e i 5 Stelle». Dall'altro capo del filo c'è un Daul comprensivo: «Certo, Silvio, è chiaro». Anche per gli euromoderati è una iattura un'alternativa di questo tipo: Italia in mano alla sinistra o a un ex comico.

Cadono, quindi, tutte le perplessità della vigilia in merito all'abbraccio di Berlusconi alla piazza leghista. A lanciare l'allarme era stata l'europarlamentare azzurra Lara Comi che aveva definito un «errore» la gita a Bologna perché i Popolari europei vedono Salvini come la peste; una sorta di Le Pen in salsa italiota. La Comi, poi, sottolineava: «Con tutto il lavoro fatto per ricucire i rapporti con Merkel all'ultimo congresso del Ppe a Madrid...». Nessuno strappo, invece; nessun imbarazzo per un'alleanza di tutti i moderati che ricomprenda anche Meloni e Salvini. Certo, i due non le hanno mandate a dire agli «euroburocrati» e alla Cancelliera di ferro che un ruolo l'ha avuto nella caduta dell'ultimo governo eletto. Ma tant'è: un comizio è un comizio.

Così anche l'elemento del presunto «euroimbarazzo» scivola via nel pomeriggio bolognese e pure Forza Italia pare allinearsi al capo. Sebbene, infatti, il Cavaliere avesse detto ai suoi di non scomodarsi, a Bologna sfilano tutti i parlamentari azzurri. Oltre ai capigruppo Brunetta e Romani e la «padrona di casa» azzurra Bernini, sotto il palco ci sono tutti i parlamentari forzisti. Daniela Santanchè è in prima fila, appiccicata a una transenna, quasi coccolata da una selva di giovani padani con bandane verdi. Bando a ogni polemica: «Ma è così difficile capire che la gente ci vuole uniti? Berlusconi l'ha capito; io l'ho capito. Infatti sto in mezzo alla folla». Ma dietro di lei ci sono tutti: Toti, Ronzulli, De Girolamo, Gelmini e Mandelli, Pelino, il siciliano Gibiino, Marin con un gruppo di senatori a lui vicini, Picchi e pure un incravattato Razzi. E questa volta sembra un coro: «Sì, Berlusconi ha fatto proprio bene a venire».

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