Cronaca locale

Che triste pregare con una tassa sulla Madonnina

Per i fedeli che vogliono raccogliersi niente altare principale. Quello è riservato (per due euro) ai turisti

Che triste pregare con una tassa sulla Madonnina

Sua eccellenza (così prevede il galateo istituzionale) Angelo Scola, da arcivescovo di Milano saprà bene che a molti in questa città in cui molto si lavora, capita di dovere passare qui perfino Ferragosto. Festività pagana le feriae Augusti a celebrare l'imperatore che la istituì nel 18 a. C., ma anche cristiana da quando coincide con la liturgia dell'Assunzione di Maria in cielo. Anzi, in Paradiso. Sia con l'anima che con il corpo, secondo dogma.

Ecco, detto questo può appunto capitare che nel giorno di Ferragosto qualcuno invece del barbecue colonizzato dai sudamericani all'Idroscalo, si lasci cogliere dalla voglia di dire una preghiera. Attività sempre meno frequentata di questi tempi. E così, essendo appunto Ferragosto e giorno quindi dell'Assunzione di Maria, quale migliore occasione per pregare nella solennità di quella meraviglia gotica dedicata proprio a santa Maria Nascente?

Attraversare la città deserta è un attimo, il sagrato è molto più affollato. E transennato. I turisti sono in coda con il biglietto alla mano, perché da qualche mese si paga per far pipì (biglietto separato) e per entrare nella cattedrale. Una decisione che suscitò alcune (non troppe) proteste tra i milanesi e a cui si cercò di porre rimedio riservando un ingresso (gratis) ai fedeli. Ora succede che arrivati di fronte, c'è un addetto (non troppo cortese) che senza preoccuparsi se si tratti di gita turistica o il desiderio di pregare, impedisce l'entrata e indica la biglietteria. «Sono un fedele, vorrei pregare». Malvolentieri il cerbero si sposta e così si accede alla navata sinistra. Uno stretto corridoio da percorrere come appestati. Parenti poveri, non disposti a versare l'obolo. Forse ci si dovrebbe sentire in colpa per avere sentito il desiderio di pregare, perché la via riservata agli «insolventi» è spiacevole. Si è costretti a passare davanti ai banchi dove inginocchiati si rivolgono a una pala della Madonna, ostruendo loro la vista. E si è d'ingombro per chi medita di fronte all'austera pietra tombale del cardinale Carlo Maria Martini. «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino», il Salmo da lui stesso scelto. E vien da pensare a cosa avrebbe detto Martini di una tassa sulla preghiera.

Perché l'ingresso di serie B per i fedeli non consente di intravedere l'altare (ci sono le colonne). Tantomeno il Crocifisso. Alla navata centrale si accede solo per la Messa ed è vietato far due chiacchiere guardando Gesù Cristo negli occhi. A meno di non aggirarsi ciabattando con gli abbigliamenti improbabili (e disgustosi) dei turisti che meritano più rispetto solo perché pagano due euro. Torme vocianti autorizzate a considerare la cattedrale un monumento e non la casa Signore.

Cardinale Scola, la Chiesa riceve già abbondanti oboli dalle dichiarazioni dei redditi. Con qualche evento si possono trovare risorse per curare il Duomo. Perché essere più accoglienti (verbo di moda oggi tra alcuni cardinali) con i turisti che con i fedeli? Perché un biglietto anche per pregare?

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