"Ci hanno torturato, violentato e picchiato. E i trafficanti decidono chi parte e chi no"

Bivaccano, si arrangiano e spacciano. E la mafia nigeriana controlla tutto

"Ci hanno torturato, violentato e picchiato. E i trafficanti decidono chi parte e chi no"

La Spezia «Sono arrivato in Libia dalla Nigeria. Mi avevano raccontato che in Italia c'era possibilità di lavorare e, allora, ho tentato il lungo viaggio. Sono andato per lo più a piedi, camminando per giorni e giorni, finché un camioncino mi ha prelevato e mi ha portato a Tripoli. Mi avevano promesso un lavoro. Così ti potrai pagare il viaggio, mi hanno detto. Invece sono stato rapito, picchiato, chiuso dentro a una stanza. Mi facevano fare di tutto, per lo più lavori di fatica, con la promessa di farmi partire da un giorno all'altro, invece sono passati mesi». A raccontarlo è un nigeriano, seduto su una panchina di fronte alla stazione di La Spezia. «Il momento della partenza dice ancora - è arrivato dopo molto tempo. Ci hanno caricati su un gommone, eravamo una novantina. Il viaggio è durato pochissimo, perché dopo venti ore dalla partenza ci ha recuperato una nave delle Ong».

La storia è per tutti la stessa. Lo raccontano gli immigrati, per lo più irregolari, ovvero coloro che non avrebbero diritto di stare nel nostro Paese e che ora, dopo essere usciti dai centri di accoglienza in cui hanno atteso per mesi o anni che la loro pratica fosse esaminata, si trovano a bivaccare per strada. Come si mantengono? Per lo più vendendo merce irregolare, spacciando, facendo qualche piccolo furto.

«Ho 23 anni spiega un altro nigeriano, ospitato invece in un centro gestito dalla Caritas -. Io in Libia lavoravo per guadagnarmi i soldi per poi fare il viaggio. Mi hanno rapinato e rapito diverse volte, finché i trafficanti di esseri umani non hanno deciso che era il momento di farmi partire. Anche io ho subito torture e anche per me il viaggio è stato breve. Dopo neanche un giorno di navigazione ci ha recuperati una nave delle Ong. Adesso in Italia lavoro, faccio il muratore. Voglio rimanere qui? Sì, mi trovo bene e poi non ho più nessuno. Mio padre è stato assassinato in Nigeria».

Le strutture di accoglienza sono ben tenute. A spiegarlo l'assessore alla sicurezza di La Spezia, Gianmarco Medusei: «Sono andato di recente a visitare quella gestita dalla Caritas. Un fiore all'occhiello. I migranti sono controllati e ben accuditi. Ricevono ogni giorno 2,50 euro che spendono in sigarette o per acquistare dal mercato nero biciclette rubate. Fanno sport, sono inseriti in vari progetti. Il problema non è costituito da loro, ma da quelli che stanno negli appartamenti gestiti da piccole cooperative. Sono fuori controllo. Ci sono situazioni di donne con bambini avviate alla prostituzione perché nessuno va a vedere che succede. Per lo più questo business prosegue è gestito dalla mafia nigeriana, che anche qui è un problema».

E tiene a dire: «Grazie al Decreto sicurezza bis voluto dal ministro Matteo Salvini qualcosa si sta muovendo. So che si stanno cercando accordi con i Paesi di provenienza per rimpatri più veloci. E come amministrazione stiamo cercando di sanare le situazioni di rischio. Stiamo pensando a progetti mirati. Intanto ne abbiamo collaudato uno, mettendo telecamere vicino alle scuole della città per contrastare lo spaccio».

C'è un immigrato, nel quartiere Umbertino. È arrivato anche lui sul barcone, ma non vuol dire da dove viene, perché ha paura di essere rispedito a casa. «I soldi non li avevo racconta ed è vero che sono stato rinchiuso in condizioni disumane. Ho visto donne picchiate e violentate da quella gente. Ma qualcuno ha pagato il viaggio per me. Chi? Non lo so. Ho ipotizzato che i soldi potessero arrivare dall'Italia, ma è una mia idea. Però ringrazio le Ong che mi sono venute a prendere. Nel mio Paese non stavo male, ma non avevo lavoro. Non ce l'ho neanche qui, ma almeno sono in Europa».

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