Conte "pacifista" come nei governi dell'Ulivo. La politica estera è impossibile a sinistra

Il M5s si è riposizionato sul no alle armi. I precedenti da Prodi a D'Alema

Conte "pacifista" come nei governi dell'Ulivo. La politica estera è impossibile a sinistra

L'ultima metamorfosi dello «Zelig» Giuseppe Conte, già sovranista alleato della Lega poi europeista alleato del Pd (poi atlantista, ma anche filo-Mosca e amico della Cina), è quella del pacifista Nato-scettico, pare su consiglio dello stratega Rocco Casalino, che ha visto i follower del professor Orsini e ha intuito un varco elettorale nell'opinione pubblica «né-né», né con Putin né con l'Ucraina. Una parte in commedia, quella della sinistra contraria alle armi (e agli Usa, più o meno esplicitamente) che non è affatto nuova ma anzi ha avuto innumerevoli interpreti nella recente storia parlamentare. Tanto che i governi di centrosinistra, da quelli di D'Alema e Prodi fino a Gentiloni (e Draghi, che ha Pd e sinistra nella maggioranza), si sono spesso dovuti appoggiare alla stampella di centrodestra per non cadere nelle votazioni sulle missioni militari. Cambiano gli interpreti ma il film è sempre lo stesso. Ora c'è Conte e il suo M5s, nel 2007 c'era il senatore Franco Turigliatto, della corrente di sinistra di Rifondazione Comunista, che votava contro la missione in Afghanistan e contro l'allargamento della base Usa a Vicenza «che il governo (ulivista, ndr), la maggioranza del centrosinistra e tutto il centrodestra invece vogliono fortemente» disse Turigliatto, poi divenuto famoso perché sarà uno dei senatori che voterà no alla fiducia causando la fine del governo Prodi. Il Professore, già nel 1997, nel suo primo governo, aveva sperimentato la stessa situazione, ancora una volta in un voto su un intervento militare. Quella volta si trattava della missione «Alba», per l'invio di un contingente italiano in Albania nell'ambito di una missione internazionale di peacekeeping per gestire una situazione di grave crisi sociale in Albania. Rifondazione comunista, guidata da Fausto Bertinotti, vota contro e il governo Prodi viene salvato da una maggioranza trasversale che in quel voto comprende anche Forza Italia (Berlusconi assicurò che in Parlamento avrebbe fatto la sua parte perché era giunto «il momento delle grandi e severe responsabilità»), l'Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e i centristi di Casini e Buttiglione. Due anni dopo a Palazzo Chigi c'è Massimo D'Alema, la guerra è in Kosovo, ma il copione nel Parlamento italiano è sempre lo stesso. Il voto sulla missione a guida Nato spacca la maggioranza di centrosinistra, Rifondazione comunista abbandona l'aula e non partecipa al voto, il governo è nuovamente salvato dal centrodestra. Nel 2017, governo Gentiloni, è ancora il centrodestra (Forza Italia nello specifico) a votare con il centrosinistra la partecipazione dell'Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica, mentre sinistra e M5s si mettono di traverso. Nella maggioranza di Draghi il ruolo dei pacifisti i quattro gatti di Sinistra italiana e qualcuno di Leu. Conte ha capito che c'è uno spazio elettorale da quella parte e si è messo la pochette arcobaleno. L'ultimo travestimento di Giuseppi Laqualunque.

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