Coop rosse, troppa finanza rischia di far svanire 9 miliardi di prestito soci

Finanziamenti azzerati in caso di un crac Nei bilanci elevato il peso di Finsoe e Unipol

Coop rosse, troppa finanza rischia di far svanire 9 miliardi di prestito soci

Roma - Più che supermercati vere e proprie banche di investimento, che ora rischiano di far scottare i risparmiatori. Ecco il quadro poco incoraggiante offerto dalle maggiori coop rosse di distribuzione che, secondo i dati elaborati dalla Stampa, metterebbero a rischio circa 9 miliardi di euro di prestiti sociali, cioè quelli che i soci delle cooperative affidano alla loro mutua sperando in una remunerazione sicura sebbene bassa (il rendimento netto è inferiore all'1%).

Ebbene, il quotidiano torinese ha ricordato come l'istituto del prestito sociale sia legittimo, autorizzato da Bankitalia ma con un paletto preciso: l'ammontare del prestito sociale non può superare in valore il triplo del patrimonio netto della cooperativa. Questa prescrizione, però, guardando agli attuali parametri di mercato sembra difficile da rispettare. Basti pensare ad Alleanza 3.0, che riunisce le maggiori coop rosse di distribuzione (Coop Adriatica, Coop Nord Est e Coop Estense). A fronte di 4,3 miliardi di prestito sociale ci sono 2,4 miliardi di patrimonio e le regole sembrerebbero rispettate. Vi sarebbero, però, minusvalenze latenti che potrebbero, scrive La Stampa, far scendere il valore del patrimonio netto verso quota 1,5 miliardi, cioè poco sopra la soglia massima. Minusvalenze principalmente imputabili al gruppo Unipol e alla sua controllante Finsoe, holding destinata a sciogliersi distribuendo pro quota agli azionisti i propri asset.

La stessa storia più o meno per Unicoop Tirreno, che aveva raggiunto un miliardo circa di prestito sociale (oggi sceso a 750 milioni), e che ha ricevuto un finanziamento da Legacoop per affrontare una difficile ristrutturazione. Computare Finsoe a valore di mercato (nei bilanci il valore è aumentato per via del premio di controllo su Unipol di cui ha il 31,4%) farebbe però scattare un nuovo allarme rosso. Più o meno in salvo, dopo forti perdite, sia Unicoop Firenze, scottata da Mps, che Coop Liguria appesantita da Carige.

A rischiare è chi ha prestato. Il Giornale ha raccontato i disagi patiti dai soci di CoopCa e delle Coop Operaie di Trieste, andate in default trascinando i risparmi di circa 20mila soci, per un totale di quasi 130 milioni. Legacoop in quel caso rimborsò parzialmente i prestiti e fece lo stesso per il 40% dei finanziamenti soci di due coop che hanno fatto crac a Reggio Emilia: Coop Muratori (49 milioni di prestiti) e Orion (5 milioni). I soci di altre due mutue reggiane in liquidazione, Unieco (10 milioni) e Coopsette (12,5 milioni), si stanno organizzando. Il prestito soci, infatti, è un credito chirografario, ultimo in ordine ad accedere ai rimborsi. I paletti di Bankitalia (che non vigila sulle coop, supervisionate dal ministero dello Sviluppo) servono a evitare drammi. Ma i risparmiatori traditi sono già scesi in piazza chiedendo trattamenti simili a quelli concessi a Banca Etruria. Secondo R&S Mediobanca, dal 2011 al 2015 i 109 milioni di profitti delle coop della grande distribuzione derivavano da 1,2 miliardi di proventi finanziari. Quindi sono supermercati o banche?

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