Il fermo al valico di Kerem Shalom di Mahmoud Al Najjar, palestinese riconosciuto da Israele come uno dei miliziani di Hamas che ha preso parte al massacro del 7 ottobre 2023, apre molti interrogativi. Al Najjar è nell'elenco di studenti del progetto Iupals, che mette a disposizione borse di studio negli atenei italiani per i palestinesi. Sarebbe dovuto arrivare a Roma per proseguire gli studi a Tor Vergata ed è proprio presso l'ateneo romano che Cambiare Rotta, in collaborazione con l'area laziale della Global Sumud Flotilla, con il Movimento degli studenti palestinesi e con altre realtà simili ha organizzato per lunedì 8 giugno una manifestazione al grido di "libertà per Mahmoud Al Najjar". Non è chiaro quanti anni abbia, ma sembra essere ben oltre l'età media di uno studente e viene considerato da Israele un terrorista: tuttavia, i suoi sostenitori italiani non contestano questa accusa di Tel Aviv. Anche nel manifesto che preannuncia la manifestazione a Tor Vergata, Israele non viene accusata di falsità: si fa leva sull'empatia di chi legge ricordando la scomparsa dei quattro figli e della moglie nei "bombardamenti sionisti" che non "possono ora chiedere giustizia e libertà per il loro parente". Quindi, ma non è chiaro a quale titolo, i collettivi italiani hanno assunto questo onere. Per questo nel manifesto reclamano la "responsabilità di portare in Italia" il loro "collega di università", uno "studente che utilizzava la conoscenza al servizio del proprio popolo e della propria Terra". Lo definiscono studente, eppure in Medi Oriente viene identificato come medico mentre nel nostro Paese, subito dopo la notizia del suo fermo, era stato definito "ingegnere". Inoltre, i presunti due articoli scientifici che Al Najjar avrebbe pubblicato in questi anni nel comunicato in cui si annuncia la manifestazione di lunedì sono diventati addirittura libri. "Interrompiamo il silenzio delle istituzioni italiane complici di questo crimine e del genocidio, che rimanendo mute davanti a questa ingiustizia, legittimano l'operato terrorista e fascista d'Israele. Dobbiamo fare pressione verso il nostro ateneo, il ministero dell'Università e il nostro Governo complice, per chiedere la libertà immediata di Mahmoud Al Najjar e il suo arrivo in Italia", si legge nel manifesto di Cambiare Rotta. Ma chi è davvero Al Najjar? A questa domanda nessuno adesso può rispondere con assoluta certezza, soprattutto perché sta emergendo una sorta di sistema di "riverginazione" dei miliziani di Hamas. Pare vengano loro forniti documenti puliti, background insospettabili e, addirittura, curricula universitari validi per l'accesso ai programmi di studio e umanitari europei. Non vi sono prove che Al Najjar sia passato attraverso queste "lavatrici" di identità, ma occorre chiarezza su questi transiti, anche perché in Italia e in Europa sono arrivati centinaia, se non migliaia, di studenti, o presunti tali, palestinesi negli ultimi anni.
"Appare quindi indispensabile la massima trasparenza sui criteri e le verifiche approfondite che i ministeri competenti hanno predisposto nei confronti degli studenti entrati in Italia da Gaza, non solo dal punto di vista degli essenziali requisiti accademici, ma anche rispetto a ipotetici rapporti culturali e ideologici degli studenti con l'organizzazione terroristica di Hamas e alla loro compatibilità con i valori fondamentali del paese ospitante", si legge in una nota del deputato leghista Jacopo Morrone, che ha presentato un'interrogazione parlamentare sottolineando anche la disparità di attenzione politica e mediatica tra i gazawi e i giovani colleghi iraniani, di fatto "ignorati nonostante le gravi difficoltà riscontrate anche solo per rinnovare il passaporto e quindi il permesso di soggiorno".