In principio fu la Francia. O meglio, Cédric Grolet, il pasticciere parigino più influente (e influencer) del mondo. Fu lui qualche anno fa, al Meurice, ad avere l'idea di creare dei trompe-l'oeil dolci, riproduzioni commestibili in grado di ingannare l'occhio. All'inizio, pensate un po', fu un sasso, la cosa più lontana dall'acquolina in bocca. Poi arrivò la frutta. E la scelta da Grolet, ragazzo piuttosto affascinante, di sbarcare sui social con dei video in cui lui stesso rompeva la crosta delle sue creazioni, puntando sull'ASMR (Autonomy sensory meridian response), la disciplina che studia il senso di benessere e di eccitazione prodotto da alcuni suoni amplificati.
Grolet grazie a quella trovata divenne una star, venne anche nominato migliore pasticciere del mondo nel 2018. Ma purtroppo i grandi maestri creano spesso allievi mediocri. E ora, con qualche anno di ritardo, la moda della frutta realistica è arrivata anche in Italia, per la gioia di chi crede che il cibo debba essere più fotogenico che buono. Molte pasticcerie nostrane hanno oggi le vetrine zeppe di manghi, pesche, noci, fragole, limoni, arachidi e va detto che effettivamente il suo effettaccio la cosa lo fa. Quanto al gusto, assaggiare un frutto realistico può essere un'esperienza piuttosto frustrante, sia da un punto di vista economico (il prezzo va dagli 8 ai 12 euro al pezzo ma consolatevi: Grolet li fa pagare 20) sia da quello del gusto. Sotto la crosta artistica niente. O poco davvero.
La frutta realistica è realizzata con delle semisfere di cioccolato bianco e burro di cacao "verniciate" con una nebulizzazione alcolica di polvere colorata che ricrea con maggiore o minore perizia la buccia del frutto. All'interno si sigilla una mousse di succo di frutta gelificato con l'agar agar.
Una preparazione molto tecnica sulla quale poche pasticcerie italiane fanno un degno lavoro. Una è quella aperta da poco a Milano al numero 3 di corso Italia da Alberto Magrì, giovane star dei social. I suoi dolci sono di una bellezza clamorosa anche se il suo stile e il suo locale sono davvero tanto simili a quelli di Grolet. E anche i prezzi: 12 euro al pezzo, ciò che non sembra turbare i clienti con fotocamera calda. A Milano ci sono anche Ziva in via Faruffini, una buona pasticceria di quartiere da qualche tempo affollata di giovanissime influencer che snobbano le ottime brioche per accaparrarsi un pistacchio o un lampone. E c'è Petito&Zorzi in via delle Erbe, dove si producono anche fichi, bacche di vaniglia e biscotti della fortuna. Tutto finto, c'è da dirlo?
Anche al Sud, dove c'è la tradizione siciliana della frutta martorana, c'è chi crede nel progetto: Nikka Pasticceria a Portici crea hype di provincia rilasciando un numero limitato di pezzi al giorno, da prenotare e ritirare dopo le 18,30, ciò che dà ai clienti l'illusione di accaparrarsi qualcosa di prezioso. Rimarchevoli anche i frutti realistici di Di Costanzo a Napoli, di Fabula a Roma e di Villa Arangea a Reggio Calabria.
La moda come sempre durerà qualche mese, poi verrà spazzata via dalla viralità successiva.
Nel frattempo però la frutta realistica invade i social: pasticcieri, imitatori, dilettanti allo sbaraglio che documentano i loro tentativi con colle e stampi, commentatori che li esaltano o li prendono in giro a seconda dell'esito, umoristi che vanno in una frutteria e fingono di sorprendersi di quanto sia realistica la vera frutta che addentano. E se la mela che il serpente spacciò ad Adamo ed Eva fosse stata un fake, come sarebbe cambiata la nostra vita?