Sapevamo tutti che il giorno del Midas sarebbe entrato nella Storia. Da allora è passato mezzo secolo. Il Midas era un grande Hotel molto moderno sulla via Aurelia, alle porte di Roma. Sarebbe stato il giorno della verità nel Psi dopo una serie di brucianti sconfitte elettorali: si sarebbe cioè fatta la conta dei quadri per vedere se l'aristocrazia dei vecchi dirigenti avrebbe rimosso Francesco De Martino (segretario del Partito socialista) o se intendessero sostituirlo con il leader degli anticomunisti, Bettino Craxi. Così fu. Al termine di una giornata convulsa e afosa durante la quale molti piansero e molti di più festeggiarono, il vecchio professore napoletano sostenuto dai comunisti (e molto apprezzato a Mosca) fu rimosso. E Bettino Craxi, già vicesegretario, vinse la segreteria che fu confermata al congresso di Torino. La partita che si giocò al Midas fu un grandioso duello e noi giornalisti cercavamo di origliare ovunque si fosse formato un gruppetto di cospiratori. Craxi vinse perché molti demartiniani come Enrico Manca o uomini della sinistra della sinistra come Claudio Signorile, tra molti sospiri "uccisero il padre", come si disse. Il voto determinante fu quello di Giacomo Mancini, ex segretario, ma che poi Craxi snobbò. Fu una giornata di sole ed euforia. Bettino come al solito faceva impazzire i giornalisti per il suo vezzo di iniziare una frase e far passare parecchi secondi di silenzio prima di completarla. Annunciò che il simbolo del Psi sarebbe cambiato: aveva fatto stampare un garofano rosso ispirato alla recente "Rivoluzione dei garofani" dei militari portoghesi che avevano messo alla porta la famiglia Salazar e la loro torva dittatura. Craxi era raggiante per aver annunciato che tutta la ferraglia importata dalla rivoluzione bolscevica, falce, martello e libro aperto col Sol dell'avvenir sarebbe stata mandata in cantina. Il suo primo atto scioccante dal punto di vista politico fu quello di sabotare il referendum sull'aumento della Scala mobile con il celebre slogan Tutti al mare. E vinse. E il Partito comunista accusò il colpo e perse la leadership.
Non si può capire l'importanza politica di quella vittoria di Craxi se non si tiene conto di ciò che era appena successo: alle elezioni generali il Psi aveva avuto un tracollo dopo una serie di successi. Perché? Perché De Martino aveva messo nero su bianco in un articolo sull'Espresso il suo progetto di portare il Pci al governo e unificare i partiti di sinistra. In due parole decretare il suicidio del Psi per aprire il varco al Partito comunista. Il progetto era stato bocciato dagli elettori socialisti che non volevano saperne di una sinistra fatta come il Fronte Popolare che nel 1948 aveva perso le elezioni. Il tenore filocomunista e anche filosovietico del progetto di De Martino aveva provocato una sommossa e imposto una verifica dei voti e la conta nelle correnti e fra gli iscritti. De Martino aveva nel Partito una potente base che si faceva sentire nelle lotte di governo con la Democrazia cristiana, mentre Bettino Craxi era stato guardato sempre come il fumo negli occhi perché aveva guidato col pugno di ferro la Federazione del Psi di Milano a Sesto San Giovanni (la "Stalingrado d'Italia") insieme al suo vice Ugo Intini. Era celebre per indossare sempre lo stesso impermeabile chiaro e muoversi soltanto con il tram. Fu temuto ma anche portato in trionfo. Fece restaurare la cadente Direzione romana di via del Corso facendone un palazzo di uffici molto milanese. Pietro Nenni, il leader storico dei socialisti che aveva vissuto in esilio in Francia, si reso presto conto che il suo "delfino" Bettino Craxi non si sarebbe fatto guidare da nessuno perché aveva in mente una sua rivoluzione autonomista del partito e la fece, finché non arrivò Tangentopoli.
I comunisti lo odiavano, ma Craxi cercò vanamente di farli diventare suoi gregari. Fu la celebre operazione del camper: un grosso e confortevole veicolo in cui invitò Walter Veltroni e Massimo D'Alema a discutere, ma il progetto fallì.
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