De Magistris snobba il Vesuvio: adesso Napoli non dorme sicura

Scaduti i termini per presentare il piano di evacuazione

De Magistris snobba il Vesuvio: adesso Napoli non dorme sicura

Napoli - Il Comune di Napoli non ha ancora un piano di evacuazione per il rischio Vesuvio. Lo sta preparando dicono scocciati da Palazzo San Giacomo ma nemmeno ieri, ultimo giorno fissato dalla Regione Campania per la consegna della documentazione, è stato onorato l'impegno. E, a occhio e croce, ce ne vorrà per almeno un'altra quindicina di giorni se non di più.

Mentre l'Italia s'interroga sulla validità delle misure antisismiche e si contano i danni disseminati dalle ultime tremende scosse tra il Lazio e l'Umbria, la città del vulcano più famoso (e pericoloso) al mondo annaspa tra ritardi e difficoltà tecniche, e un pizzico di superficialità che non manca mai, a queste latitudini. In totale, in caso di emergenza, dovrebbero essere evacuate 700mila persone dalla provincia sud del capoluogo. È la cosiddetta «zona rossa», un'area enorme che comprende 25 Comuni più o meno vicini al cono. Otto di questi non si sono ancora messi in regola (tra cui Napoli, appunto; e Pompei, e la storia evidentemente non ha insegnato molto da quel fatidico 79 dopo Cristo...) perché il problema principale è la sovrapposizione delle vie di fuga. In alcuni casi s'intrecciano, rendendo il deflusso impossibile; in altri, invece, ci sono contrasti che non si possono sanare con un semplice tratto di penna e un timbro dell'ufficio preposto. Nella città del sindaco ex pm Luigi de Magistris, in realtà, c'è un problema in più, manco a dirlo: non sono state individuate le «aree di attesa», i luoghi aperti dove far confluire nelle prime ore i cittadini da trasferire per poi spostarli nelle «aree di incontro» da cui successivamente partiranno con auto, treni e bus verso le destinazioni di ricovero. Il paradosso in questo caso è che gli abitanti di alcuni quartieri, per mettersi in salvo, dovrebbero attraversare la «zona rossa» che, per definizione, è quella di massima pericolosità. Un po' come se un automobilista fosse costretto a fare una folle inversione sull'autostrada per prendere la direzione giusta.

E questo senza considerare un'altra grande emergenza che appesantisce, e non poco, tutta la strategia d'intervento perché rende le reazioni assolutamente imprevedibili: l'abusivismo edilizio. In Campania, sono 67mila le sentenze di abbattimento passate in giudicato su un totale di 75mila costruzioni fuorilegge. Un dato che non ha eguali nel resto del Paese ma che non frena gli affaristi del «cemento selvaggio». Malgrado i rischi e le ruspe che demoliscono qua e là mura e tramezzi, sulle pendici del Vesuvio si continua a costruire a ritmi serrati. Edificare una villetta monofamiliare senza uno straccio di autorizzazione e parliamo di una struttura di un centinaio di metri quadrati può costare intorno agli 80mila euro; un prezzo estremamente concorrenziale che fa gola a tanti acquirenti. Ci sono vere e proprie «ditte specializzate» in questo genere di opere che completano i cantieri a tempo di record consegnando gli immobili chiavi in mano. Ma è tutta la programmazione urbanistica del capoluogo e della sua provincia che non funziona, e non da oggi. In piena «zona rossa», laddove non si potrebbe nemmeno piantare un paletto, è stato costruito addirittura un presidio sanitario, l'Ospedale del mare. Nessuno prima di oggi se n'era accorto, evidentemente. Sempre a Napoli, e torniamo al punto di partenza, l'ultima revisione antisismica degli edifici risale a sei anni fa. Ma anche in questo caso, tranquillizzano (ma non troppo) dall'Amministrazione, c'è un pool di esperti al lavoro che preparerà tutto al momento opportuno.

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