Gli incidenti stradali in cui sono coinvolti giovanissimi al ritorno dalla movida hanno come causa fondamentale l'abuso di alcol e sostanze che agiscono su aree del cervello deputate alle funzioni esecutive. Capacità di pianificazione di azioni ed obiettivi, valutazione delle conseguenze delle proprie scelte e il controllo degli impulsi possono ridursi notevolmente. La compromissione di queste funzioni si può presentare però anche in alcune organizzazioni di personalità. In soggetti con disturbo borderline, narcisistico o antisociale l'utilizzo incontrollato di alcol e sostanze può essere un sintomo di un disagio psicologico spesso non diagnosticato e curato, ed è qui che andrebbe ricercata l'origine degli eventi fatali. Quelli causati da ragazzi ubriachi ci sono sempre stati ma ieri come oggi accanto a questi giovani ce ne sono tanti in grado di vivere con un certo grado di irresponsabilità, peculiare della gioventù, senza ripercussioni irreversibili per sé stessi e per gli altri.
Se nello sviluppo, grazie al rapporto con i genitori, il giovane è riuscito a costruire un senso del limite i danni peggiori di solito sono scongiurati. E allora si va in discoteca in gruppo e uno a turno non beve per garantire a tutti un ritorno senza rischio o ci si ferma finché non si percepisce che la capacità di guidare è accettabile. Mettersi al volante con un tasso alcolemico troppo alto o dopo aver assunto ketamina o speed che hanno proprietà anestetiche, dissociative o eccessivamente stimolanti, rivela un disturbo che va al di là della voglia di trasgredire nella giovane età. Oltre alla mancata interiorizzazione del senso del limite c'è spesso, in relazione stretta, un disturbo dell'ideale dell'io. Entrambi riguardano la modalità con cui ci si regola. Il limite stabilisce i confini tra quello che si può fare e non fare, che è opportuno o nella fattispecie rischioso. L'ideale dell'io riguarda ciò che una persona desidera essere, è un modello interno di perfezione che però dovrebbe essere una aspirazione a cui il senso del limite mette un freno perché altrimenti diventa onnipotenza.
E allora si può correre a 200 all'ora anche se i riflessi sono palesemente indeboliti sopravvalutando le proprie capacità. Quando un figlio non riesce ad accettare la frustrazione, quando vuole tutto e subito, quando non riconosce i suoi errori andrebbe tutelato negandogli la macchina.