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Donald ordina, la Fifa ubbidisce e l'Europa s'infuria

Tolta la squalifica al bomber Usa Balogun. Infantino si difende, ma la Uefa non ci sta

Donald ordina, la Fifa ubbidisce e l'Europa s'infuria
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È scoppiata l'ultima guerra e ha mandato in frantumi il mondo dorato del calcio. È scoppiata per colpa di un centravanti della nazionale Usa, Folarin Balogun, 25 anni appena compiuti, statunitense di nascita, inglese di cittadinanza, attaccante del Monaco nemmeno molto famoso ma con un curriculum al mondiale promettente (3 partite, 3 gol). Espulso dall'arbitro Claus, richiamato al Var, e quindi squalificato per la sfida col Belgio, è stato "graziato" dalla Fifa dopo la telefonata di Donald Trump a Gianni Infantino.

A poche ore dal provvedimento clamoroso, è successo il finimondo. Perché si è scoperto che il "Balogun gate" è nato dentro la task force dei mondiali ospitata negli uffici della casa Bianca, segnalata personalmente da Andrew Giuliani, figlio di Rudy, ex sindaco di New York, al presidente Trump. Non solo. Da quegli stessi uffici è partita addirittura una indagine sul conto dell'arbitro brasiliano, iniziativa confermata dalle parole del presidente Usa. Il quale, dopo aver candidamente ammesso il suo intervento presso Infantino, ha aggiunto: "L'arbitro è un po' sospetto se guardiamo al suo passato! Ha preso una decisione alla quale nessuno poteva credere. Ho chiesto una revisione a un uomo che è molto rispettato. Non gli ho detto cosa fare, non è stato lui a prendere la decisione. È stato un comitato a farlo". La cosiddetta commissione disciplinare indipendente...

La guerra del calcio è stata dichiarata da Aleksander Ceferin, presidente dell'Uefa da tempo in rotta con l'organizzazione mondiale, che ha firmato un durissimo comunicato nel quale ha stroncato la decisione della Fifa ("è stato superato un limite invalicabile che ha compromesso la credibilità del torneo") e segnalato la sacralità della squalifica che "scatta automaticamente" dopo il cartellino rosso rimediato e non concede "altre interpretazioni". Il paradosso è che nell'occasione persino Sepp Blatter, ex presidente della Fifa molto chiacchierato, ha sentito il dovere di aprire le virgolette e chiedere in modo accademico "quo vadis Fifa?", per rispondere poi che "il calcio non deve mai diventare un terreno di gioco per il potere politico". Giovanni Malagò, presidente neo eletto della Figc, è stato chirurgico: "Si tratta di una decisione assurda, che costituisce un precedente pericolosissimo poiché calpesta la meritocrazia che è la base del calcio".

Giocando di sponda con Trump, la replica di Infantino non si è fatta attendere. Ha chiesto rispetto per l'indipendenza del calcio, ha confermato la telefonata ricevuta dal presidente Usa e ha puntato dritto sulla commissione disciplinare le cui decisioni, ha avuto il coraggio di scrivere, "a volte mi lasciano sorpreso, a volte sono d'accordo con esse, a volte no", come per prendere le distanze. Alla rivolta del calcio è seguita anche la punzecchiatura della politica, dal ministro degli esteri belga Maxim Prevot al commissario Ue allo sport Glenn Micallef ma con toni soft che hanno marcato la distanza dall'indignazione dell'opinione pubblica.

La Federazione calcistica belga aveva anche provato la via del ricorso presso la Fifa, ben

sapendo di avere poche chance. E come facilmente pronosticabile, il ricorso è stato dichiarato "inammissibile" e rigettato nella serata di ieri. Già, come dice Infantino, "gli organi di giustizia Fifa sono indipendenti"...

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