Draghi ottiene il via libera di Biden: il G20 straordinario sull'Afghanistan si farà a settembre

Per qualche giorno Mario Draghi ha temuto di aver peccato di ottimismo. E ha visto traballare la sua proposta di convocare a settembre una riunione straordinaria del G20

Draghi ottiene il via libera di Biden: il G20 straordinario sull'Afghanistan si farà a settembre

Per qualche giorno Mario Draghi ha temuto di aver peccato di ottimismo. E ha visto traballare la sua proposta di convocare a settembre una riunione straordinaria del G20, anticipando di fatto quella già in programma a Roma per il 30 e 31 ottobre. Il format che vede seduti allo stesso tavolo le venti potenze economiche mondiali - presieduto quest'anno dall'Italia - è infatti il luogo più adatto dove poter davvero affrontare il delicatissimo dossier dell'Afghanistan, visto che al summit parteciperanno anche Cina e Russia, due interlocutori decisivi essendo ormai gli unici ad avere un filo diretto con i talebani. Un formato, quello a Venti, che comprende anche Turchia, Arabia Saudita e India, anch'esse con un peso importante nell'area.

Dopo giorni di interlocuzioni diplomatiche, però, il premier sembra essere riuscito a centrare l'obiettivo. Con un via libera informale di Joe Biden, consapevole che la questione va ormai trattata con tutti gli interlocutori e - in uno dei momenti più difficili per la credibilità internazionale degli Stati Uniti - fortemente preoccupato dal fatto che la Casa Bianca possa finire per essere considerata l'unica e sola responsabile del disastro in corso in Afghanistan. Nonostante le fortissime resistenze di Boris Johnson, dunque, il G20 straordinario dovrebbe tenersi a settembre. La prima o la terza settimana, per non sbattere con l'Assemblea generale della Nazioni Unite in programma a New York. Se in presenza a Roma o in videoconferenza è ancora oggetto di confronto, come pure l'opportunità di forzare l'agenda e inserire un punto ad hoc sull'Afghanistan invece di trattarlo semplicemente nella riunione dei capi di Stato e di governo.

E il G7 in programma oggi dovrebbe preparare il terreno proprio in vista del G20. Ma non sarà un passaggio scontato. Draghi, infatti, dovrà riuscire a ritagliarsi il ruolo di mediatore, trovando un punto di caduta che sia condivisibile non solo da Europa e Stati Uniti, ma anche da Cina e Russia. Solo un documento che tenga insieme le istanze di tutti - su accoglienza, rischio terrorismo e rapporto con i talebani - può infatti porre le basi di quel G20 straordinario per il quale si sta spendendo da giorni l'ex numero uno della Bce. Poi, certo, oggi pomeriggio si affronterà anche il nodo della deadline del 31 agosto per terminare le operazioni di evacuazione dall'Afghanistan. Una data di fatto fittizia se, fanno notare dalla Farnesina, gli ultimi voli civili da Kabul sono in programma per il 26-27 agosto, visto che la fine del mese è il termine ultimo per chiudere le basi militari e far partire il personale non civile ancora sul campo. Questione ampiamente affrontata ieri nell'incontro a Palazzo Chigi tra Draghi e i ministri di Esteri (Luigi Di Maio) e Difesa (Lorenzo Guerini). Inutile dire, peraltro, che al di là della volontà degli Stati Uniti (presenti oggi al G7) anche il tema della proroga è difficilmente risolvibile senza un via libera di Cina e Russia (che al G7 non ci sono). Non è un caso che oggi pomeriggio Draghi sia intenzionato a insistere sulla necessità di coinvolgere Pechino e Mosca, perché il contesto geopolitico e strategico dentro il quale perseguire la difesa dei diritti fondamentali in Afghanistan è solo quello che «allargato» a tutti i soggetti interessati: non solo Cina e Russia, ma anche Turchia, Arabia Saudita e India. Che sono tutti membri del G20, la sede naturale, dunque, dove affrontare la questione.

Sul punto, il premier ha avuto il via libera informale di Biden. Con il quale ha un rapporto duraturo, che risale ai tempi prima di Bill Clinton e poi di Barack Obama. Al presidente americano, l'ex numero uno della Bce ha assicurato il suo sostegno oggi pomeriggio, per cercare di ottenere una posizione comune tra Ue e Usa. In questo momento di difficoltà, un punto decisivo per l'amministrazione americana.

Poi, se tutto andrà come deve, la palla passerà al G20. Con un Draghi che sembra sempre più intenzionato a ritagliarsi il ruolo di voce forte dell'Ue. Merito di un curriculum che in Italia (e forse in tutta Europa) ha pochi competitor, soprattutto dopo gli anni alla Bce e il suo «whatever it takes» del 2012. E merito anche delle congiunture astrali, quelle che vedono Angela Merkel ormai a un mese dalla pensione (in Germania si vota a settembre) ed Emmanuel Macron in calo di consensi e tutto preso dalle presidenziali francesi del prossimo anno. Sarà al G20, probabilmente, che si porrà un altro tema davvero centrale: favorire la presenza di esponenti non talebani nel futuro governo afghano.

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