"Mi chiedo se l'esame psico-attitudinale che abbiamo proposto per l'inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine". La battuta di Carlo Nordio - arrivata dopo l'entrata a gamba tesa e piede a martello nel dibattito referendario del procuratore di Napoli Nicola Gratteri (secondo cui a votare sì sarebbero "indagati e massoneria deviata") - ha riportato a galla un tema insabbiato da un po': quello dell'idoneità psicologico-comportamentale delle future toghe. Al di là dello scontro politico e dell'impennata dei toni imposta dall'endorsement per nulla ortodosso di Gratteri, la domanda resta: che fine ha fatto quell'esame psico-attitudinale per l'accesso in magistratura? I psicotest, in realtà, sono già nella nostra normativa. Li ha introdotti il governo con il decreto legislativo 44/2024, in vigore da aprile di due anni fa, che interviene tra l'altro sulla procedura concorsuale per le future toghe. In pratica, superate le prove scritte, ad attendere gli aspiranti magistrati ecco un test psicoattitudinale, che poi all'esame orale fa da base di partenza del colloquio psicoattitudinale con cui la commissione integrata per la bisogna con un docente universitario esperto di materie psicologiche dovrà stabilire se vi sono o meno "condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria". E, se ve ne sono, il candidato è ritenuto "non idoneo".
Test e colloquio psicoattitudinali per chi vuol indossare la toga, insomma, sono già legge da quasi due anni. Perché, allora, i candidati dell'ultimo concorso in magistratura non ci sono passati? La risposta è nello stesso decreto. Che, all'articolo 8, chiarisce che le nuove norme "si applicano ai concorsi banditi in data successiva al 31 dicembre 2025". Dunque l'esordio dei test e dei colloqui con lo psicologo dovrebbe avvenire con il prossimo concorso.
Il condizionale è d'obbligo, perché se le norme sono già in vigore, il decreto del governo assegna il compito di attuarle al Csm. Introducendo un "colloquio psico-attitudinale diretto a verificare l'assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria, come individuate dal Consiglio superiore della magistratura con propria delibera". Anche i test psico-attitudinali, peraltro, devono essere "individuati dal Csm".
In altre parole, la palla è all'organo di autogoverno delle stesse toghe. Che avrebbe dovuto dare attuazione alle nuove disposizioni deliberando "entro 90 giorni", e non l'ha fatto. Che Palazzo dei Marescialli faccia melina? A leggere il verbale del plenum sull'argomento, a novembre scorso, almeno il sospetto viene, visto che i consiglieri si lamentano del "compito arduo" che l'esecutivo avrebbe "imposto" all'organo di autogoverno delle toghe. Quel "compito arduo" suona un po' come un modo per mettere le mani avanti e tirare il freno a mano, anche considerato che il plenum mette a verbale - tra l'altro - che la tempistica per realizzare i test psicoattitudinali sono di "almeno un anno". Tempi lunghi per il nuovo corso, insomma, mentre i concorsi, va da sé, non possono aspettare. E in generale, tra le toghe, l'ostilità per lo psicotest è palese.
"Inutile", "pericoloso", capace di minare "in radice anche il concorso", ringhia l'Anm in un documento votato all'unanimità dal comitato direttivo centrale.
E di novità "inutile, dannosa, incoerente, pericolosa, preoccupante ed offensiva" parlava anche la lettera con cui 414 indignatissime toghe avevano chiesto al Csm di esprimere parere negativo al decreto. Insomma - anche se in via Arenula vogliono il nuovo sistema a regime già nel prossimo concorso al momento il test psicoattitudinale per i magistrati c'è. Ma non si vede.