E adesso tutti denunceranno il razzismo, la xenofobia, l'odio nei confronti del diverso. Giusto, anzi giustissimo, ma non dimentichiamoci del resto.
Diranno che dietro la rivolta che ha incendiato Belfast c'è tutto questo e ci sono anche l'estrema destra e pure Elon Musk, il presunto agitatore globale di tutti i populismi e i sovranismi nazionali. Ma non dimentichiamoci dei fatti: cioè che nella capitale dell'Irlanda del Nord un migrante sudanese ha tentato di decapitare un uomo, riuscendo "solo" a fargli perdere un occhio. Diranno e faranno tutto questo, e magari in taluni casi avranno anche una piccola percentuale di ragione, ma sarà unicamente una scusa per licenziare con approssimazione gli effetti, senza analizzare nel profondo le cause. Perché significherebbe, innanzitutto, dover fare autocritica e mettere in discussione quel mito dell'accoglienza indiscriminata che da decenni cercano di inculcare nell'opinione pubblica. Sgombriamo subito il campo da un dubbio capzioso: noi non stiamo e non staremo mai con chi mette a soqquadro le città, brucia autobus e cassonetti, attacca la polizia e dà la caccia a stranieri e africani. Qualunque sia la ragione della sua protesta e della sua rabbia. Alla delinquenza non c'è giustificazione alcuna. Ma non possiamo indossare i paraocchi del politicamente corretto e trottare tranquillamente verso il precipizio dell'Occidente. L'integrazione per come la abbiamo intesa fino a oggi è un processo che è fallito pressoché ovunque: dalla Francia fino alla Germania e alla Gran Bretagna, passando, ahinoi, per l'Italia.
Il film horror - da entrambe le parti - che è andato in scena a Belfast è il sequel di quello che è già successo in giro per il mondo e rischia di
essere il prequel di quello che potrebbe accadere altrove. Attenzione a non confondere il dito con la luna e gli effetti con le cause. L'immigrazione è un problema, ignorarlo è un danno sia per gli europei che per i migranti.