Un errore sfidare l'Europa sui migranti

Si è scelto il fronte sbagliato: è molto più importante l'economia

Un errore sfidare l'Europa sui migranti

Si fa presto a criticare, è vero. Si fa presto a dire che l'entusiasmo esibito in giugno dal premier Conte e dai vice Di Maio e Salvini sulle conclusioni del Consiglio europeo dedicato all'immigrazione era indice di malafede o di ingenuità. Nulla è cambiato, infatti, nel rapporto con i partner e con le istituzioni europee. La lettera dei regolamenti e le scelte dei capi di governo sono sempre le stesse. L'Italia era sola, l'Italia resta sola. Quanto alla supposta disponibilità degli amici di Visegrad a spalancare le porte ai «nostri» migranti, sarebbe azzardato scommetterci davvero. Fa bene Matteo Salvini a forzare la mano, male ha fatto a coinvolgere la Marina italiana nel suo casus belli. Come che sia, risultati concreti non se ne vedono. Se la politica è l'arte dei fare (poiché è la retorica l'arte dei dire), politicamente parlando siamo allo stallo. Ma il trend, come direbbe Nanni Moretti, è positivo: da più di un anno le partenze dalla Libia, e dunque gli sbarchi in Italia, sono in calo costante. Il vero problema è rappresentato dagli immigrati già sbarcati. Se non solo i centri per l'impiego ma anche la giustizia penale funzionasse meglio e un po' più di rudezza fosse consentita alle nostre forze di polizia, il fenomeno cesserebbe d'essere così preoccupante per la gente comune.

Preoccupa molto, invece, lo stato dell'economia. La bassa crescita e gli alti tassi di disoccupazione si accompagnano ora a costi crescenti del debito pubblico dovuti all'impennata dello spread, alla fuga degli investitori stranieri, al giudizio negativo delle agenzie di rating e al prossimo venir meno del Quantitative easing della Bce. Il quadro è fosco, in questo caso la preoccupazione è legittima perché il trend appare negativo. Perciò, se una strategia del governo c'è stata, non si è rivelata la migliore.

Si fa presto a criticare, d'accordo, ma un'alternativa c'era e con un po' d'arte politica potrebbe ancora esserci. Si doveva annunciare che la musica in Europa è cambiata, ma dando al tempo stesso prova di serietà. Mettere a tacere i narcisi e i provocatori di maggioranza e governo, esibire buone intenzioni avviando il taglio di almeno una ventina di miliardi di spesa pubblica improduttiva e di conseguenza esigere una maggiore flessibilità sul deficit, magari di concerto con la Francia e, stavolta sì, anche con i paesi di Visegrad. È noto che la guerra su due fronti andrebbe sempre evitata e tra quello migratorio e quello economico per il futuro degli italiani è più importante il secondo. Era sull'economia che bisognava andare allo scontro con l'Europa.

Si fa presto a criticare, è vero, ma viene il sospetto che il protagonismo di Salvini e l'inconsistenza politica di Conte, evidentemente incapace di fare sintesi tra le esigente propagandistiche della Lega e quelle del M5s, possano rivelarsi all'origine del più clamoroso tra gli errori politici, il più grave tra gli autogol nazionali: aver mosso guerra all'Europa sul fronte sbagliato.

* senatore di Forza Italia

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