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Euforia Iran: "Trionfo". Ma il nipote di Khomeini. "Ora umiltà col popolo"

L'appello per ricucire con l'opinione pubblica Ghalibaf: "Costruiamo un blocco con la Cina"

Euforia Iran: "Trionfo". Ma il nipote di Khomeini. "Ora umiltà col popolo"
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Il regime iraniano esulta, come fa Hezbollah, la milizia libanese foraggiata da Teheran che parla di "grande vittoria" per la Repubblica islamica, dopo aver ottenuto anche lo stop alla guerra di Israele in Libano. Ma per i falchi della teocrazia "la battaglia finale" contro gli Stati Uniti è solo rimandata e l'intesa con Washington rappresenta semplicemente una "pausa tattica". Ai vertici del potere di Teheran non c'è solamente chi esulta per il "trionfo". C'è un'ala intransigente che reputa ancora l'accordo una capitolazione diplomatica. "Arrendersi al Grande Satana con il pretesto di un antidoto o di una de-escalation regionale è un tradimento della nostra resistenza di lunga data", ha scritto nei giorni scorsi Khorasan, quotidiano conservatore vicino al capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf. Anche all'interno della Repubblica islamica non sarà facile far digerire l'intesa alla sua ala dura. Il conflitto ha creato delle crepe, oltre che una frattura ancora più profonda tra il regime e la sua gente.

Non a caso Seyed Hassan Khomeini, nipote dell'ayatollah Ruhollah Khomeini che fu il padre della Rivoluzione islamica, chiama ora alla "jihad maggiore" dopo la guerra con gli Usa, definita una "jihad minore". Per Khomeini junior, che non ricopre cariche di governo formali ma è un'autorità simbolica e religiosa in Iran in qualità di custode del Mausoleo del nonno-ayatollah a Qom, è arrivato il momento di una battaglia interna per riconquistare la fiducia dei cittadini, ormai in netta maggioranza contro il regime. "Dobbiamo abbandonare queste dispute infruttuose, espressione di vanità. Per preservare la nostra vittoria, dobbiamo iniziare la jihad maggiore partendo da noi stessi. Dobbiamo essere più umili nei confronti del popolo".

I vertici della teocrazia, intanto, pensano già al day after, al sistema di alleanze da mettere in piedi dopo le due guerre mosse da Stati Uniti e Israele e che hanno minacciato l'esistenza e la tenuta del regime. A parlare della necessità per Teheran di costruire un blocco internazionale è proprio Ghalibaf, l'uomo che ha guidato i negoziati con gli Stati Uniti. Il leader del Parlamento guarda soprattutto a Pechino e spiega: "Abbiamo bisogno di alcuni blocchi, devono essere costituiti e, in un certo senso, già lo sono. Qualunque sia il blocco che si formerà, al suo interno ci saranno sicuramente la Cina e l'Iran". Considerato un "conservatore pragmatico", Ghalibaf ha aggiunto di essere già all'opera: "Sto procedendo con determinazione lungo questa strada. A livello tecnologico, economico e politico. Siamo noi che dobbiamo far credere alla Cina che non siamo né un cliente né un semplice partner commerciale. Siamo davvero un partner. In ogni senso".

Così, mentre Pechino parla di "un'alba di pace" e spiega di aver "sempre sostenuto le richieste ragionevoli e legittime dell'Iran", la Repubblica islamica (tramite la Mezzaluna iraniana) firma un contratto con la Russian Helicopters per l'acquisto di 20 elicotteri ad alta tecnologia, dotati di sistemi di navigazione avanzati e telecamere per

la visione notturna. L'intesa conferma i legami militari tra Mosca e Teheran e la partnership strategica che spazia dallo scambio di armi e tecnologie alla condivisione di intelligence fino alla cooperazione industriale.

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