Dal fact checking al fals checking il Fatto è grave. Marco Travaglio prova ad aiutare il soldato Giuseppe Conte ma inciampa in un editoriale farcito di bugie, semplificazioni e corbellerie. "Le mascherine cinesi erano buone", anche se fossero state farlocche quelle dell'affare da 1,2 miliardi "erano solo il 7,6% del totale", "le abbiamo pagate meno degli altri" e via avvelenando i pozzi.
Ognuno è libero di scrivere ciò che vuole, qui siamo di fronte a 190mila morti di Covid e a medici e infermieri che in pandemia hanno indossato mascherine più dannose che inutili, arrivate da tre consorzi considerati inaffidabili dalla Cina, con mediatori definiti dal magistrato della Corte dei Conti in audizione Mauro Bonaretti "soggetti in cerca di affari, inaffidabili, da tenere alla larga", con un giro di fatture anche false e commissioni milionarie a persone legate al commissario all'Emergenza Domenico Arcuri e ad avvocati dello studio di Guido Alpa, storico mentore dell'ex premier, con cui lo stesso Conte aveva rapporti e che nel 2021 si sarebbero messi - su ordine di Alpa - a dargli una mano a strappare M5s a Beppe Grillo, cosa che puntualmente avvenne. Lo dicono le carte che Travaglio non vuole vedere, sono fatti suoi e dei grillini della primissima ora che forse solo adesso capiscono cos'è successo davvero con il governo Pd-M5s. C'è tempo per capirlo, ma prima bisogna smontare le farneticanti cavolate del Fatto. La prima. A inizio pandemia, quando eravamo disperati, le 800 milioni di mascherine farlocche erano il 90% di quelle disponibili allora, non il 7,6%. Se per il Fatto la matematica è un'opinione, è infelice anche questa balla: "Le mascherine cinesi non erano farlocche: tutte validate, e il gup archiviò". Che le mascherine siano false lo dice il provvedimento che le dissequestra e le declassa a "mascherine di comunità", non più Dpi né presidi medico-chirurgici. Sono state validate dal Cts su documenti falsi che hanno ingannato le Dogane. Altra balla. A Travaglio sarebbe bastato sentire l'audizione in commissione Covid del whistleblower delle Dogane Miguel Martina, minacciato di morte sotto casa per "un affare di Stato che ci distrugge tutti", per sapere che a Gorizia non è mai stato dissequestrato nulla E ci sono tre perizie (due di privati e una delleL Dogane) a confermarlo. Solo la partita di mascherine Surgika, che non era del commissario, era certificata. Non è vero che a inizio pandemia le mascherine mancassero ovunque, è l'ennesima balla perché dai verbali sappiamo che i Paesi Ue si erano mossi per tempo lasciandoci in braghe di tela. Per di più le mascherine farlocche vennero pagate "al quadruplo del prezzo di mercato di quei tempi, ignorando offerte da imprese italiane a prezzo nettamente inferiore e stracciando illegittimamente contratti di fornitura in essere con imprese italiane che ora dobbiamo per questo anche risarcire", ricorda una nota di Fratelli d'Italia. Il riferimento è a Dario Bianchi di Jc Electronics, le cui mascherine che per Travaglio "non erano validate" vennero invece sequestrate ingiustamente per un documento con l'ok dell'Inail dimenticato in un cassetto e non spedito al Cts. Il suo accordo da 100 milioni ne ha fatti risparmiare potenzialmente altri 178 ma Travaglio se ne dimentica, ubriaco delle sue post verità buone per i suoi lettori col sangue agli occhi. Ultima balla. Su Luca di Donna la capriola di Travaglio è da Olimpiade: collaborava con lo studio Alpa come Conte prima di diventare premier, poi zero rapporti. Ma che i due si conoscessero e si scambiassero clienti è documentalmente provato. Di Donna incontrava imprenditori nello studio Alpa "e chiedeva a questi percentuali sulle commesse affidate da Arcuri, accreditandosi come braccio destro di Conte", ricorda Fdi. Dalle dichiarazioni dei vertici di Adaltis sappiamo che è stato pagato mezzo milione a Di Donna "per una verifica documentale pari, guarda caso, al 10% delle commesse ricevute dalla struttura commissariale di Arcuri e 93mila euro una praticante per due giorni di lavoro.
Gli italiani hanno diritto di sapere come furono spesi i loro soldi in quei mesi drammatici", conclude la nota di Fdi. Ma ai Travaglio boys dei morti frega poco, contano più i voti. Come dice Mark Twain "è più facile ingannare la gente che convincerla che è stata ingannata".