Il figlio di Massoud: "Noi non ci arrenderemo mai"

Si proclama presidente ad interim e fa appello al mondo: "Riconoscete noi, non i terroristi"

Il figlio di Massoud: "Noi non ci arrenderemo mai"

«La resistenza continuerà e avrà successo» ha dichiarato martedì in un breve video notturno Ahmad Massoud, il figlio del leggendario comandante della valle «dei cinque leoni», che non fece mai entrare in Panjsher i sovietici prima ed i talebani dopo. per i nuovi padroni dell'Afghanistan la vera spina nel fianco è la resistenza armata contro l'occupazione dell'Afghanistan nella valle del Panjsher a nord di Kabul. Il comandante Massoud fu la prima vittima dell'attacco all'America ucciso il 9 settembre 2001 da due terroristi di Al Qaida camuffati da giornalisti. Il giovane Massoud, in un appello alla Francia, ha spiegato che «noi, afghani, ci troviamo nella situazione in cui era l'Europa nel 1940. Siamo soli, a resistere, ma non cederemo mai». Al suo fianco c'è il vicepresidente, Amrullah Saleh, pure lui tajiko ed ex capo dei servizi segreti. Oltre ad essere stato portavoce di Massoud negli anni novanta quando combatteva contro il primo Emirato islamico. Il 17 agosto si è proclamato presidente ad interim citando la costituzione: «In caso di assenza, fuga, dimissioni o morte del presidente». Il capo di Stato Ashraf Ghani è scappato negli Emirati arabi con 169 milioni di dollari.

Il ministro della Difesa del precedente governo, Bismillah Khan, anche lui arroccato nel Panjsher ha chiesto all'Interpol di arrestare Ghani. Su twitter ha scritto: «Coloro che commerciano e vendono la loro patria dovrebbero essere puniti e arrestati». La resistenza nell'ultima valle libera e anti talebana dell'Afghanistan può contare su 3mila miliziani e campi di addestramento, ma soprattutto su tre battaglioni dei corpi speciali che non hanno ceduto le armi, blindati e qualche carro armato oltre a pezzi di artiglieria. In Panjsher è riparato anche Munib Amiry il capo dei commando di Mazar i Sharif, che era stato ferito. E altri ufficiali come il comandante di brigata Ahmed Saafi.

Il «presidente ad interim» Saleh ha inviato un messaggio a tutti gli ambasciatori afghani nel mondo chiedendo di rispettare i suoi ordini. Molte sedi diplomatiche hanno già sostituito la foto di Ghani con quella del capo dello Stato provvisorio. «Anche a Roma rispondiamo al nuovo presidente fino a quando l'Italia non riconoscerà un legittimo governo a Kabul» rivela una fonte diplomatica al Giornale. Una chat di addetti militari afghani nel mondo ha già raccolto adesioni da Roma, Mosca, Londra, New Delhi, Turchia.

L'ambasciatore ed ex generale Mohammad Zahir Aghbar, a Dushambe, in Tajikistan ha accusato Ghani di «tradimento della patria». L'ex repubblica sovietica confinante con l'Afghanistan è cruciale come retrovia della resistenza. Ma quello che conta veramente sarà l'eventuale appoggio internazionale, che forse è stato già promesso segretamente da Francia e Inghilterra. Saleh ha lanciato un deciso appello alla resistenza: «Non mi piegherò mai davanti ai terroristi talebani. Non starò mai sotto lo stesso tetto con i Talebani. Mai. A differenza degli Usa e della Nato non abbiamo perso lo spirito combattivo. Unitevi alla resistenza».

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