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"Il follemente corretto ha regalato alla destra il vessillo della libertà"

Il professore Luca Ricolfi: "Le certificazioni? Sconcertanti. Un metodo fascista coperto da editori e sinistra"

"Il follemente corretto ha regalato alla destra il vessillo della libertà"
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Non è solo il mondo liberale e conservatore a esprimersi contro la decisione degli organizzatori di Più libri più liberi di introdurre la dichiarazione di antifascismo per partecipare alla fiera del libro di Roma ma anche numerose figure ascrivibili a un'area culturale di sinistra.

Secondo Massimo Cacciari "una dichiarazione di questo genere supera ogni limite tra poco dovremo firmare le dichiarazioni per dire che si è contro Putin o contro Trump". Per lo storico Luciano Canfora "è una cosa che fa ridere, gli editori non sono partiti politici" mentre a detta di Paolo Mieli è "una decisione assurda e stravagante". Sulla polemica che sta tenendo banco nel mondo culturale italiano interviene, parlando col Giornale anche il professor Luca Ricolfi, uno dei più prestigiosi intellettuali dell'area progressista.

Professor Ricolfi, cosa pensa della dichiarazione di antifascismo che gli editori dovranno sottoscrivere per partecipare a Più libri più liberi?

"Sono sconcertato. Come ha giustamente osservato Michele Silenzi, direttore editoriale di Liberilibri, il metodo è sfacciatamente fascista. E, aggiungo io, contrario alla Costituzione, che all'articolo 21 tutela la libertà di manifestazione del pensiero in tutte le sue forme, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Non sarebbe stato sufficiente dichiarare che un editore si riconosce nei valori della Costituzione per partecipare senza aggiungere "antifascista"?

"No, non sono d'accordo. È il principio di dover firmare una dichiarazione sui propri convincimenti che è sbagliato, perché profondamente illiberale. In una società libera puoi chiedere al cittadino di certificare dei fatti (ad esempio di non avere precedenti penali, o di non essere imparentato con il commissario di un concorso) ma è folle chiedergli di certificare il possesso di determinati convincimenti, quali che essi siano. I convincimenti di una persona sono insindacabili, esigere che siano di un tipo piuttosto che di un altro è una inammissibile intrusione nel suo mondo interiore".

Alcuni hanno sollevato la questione: perché non firmare pure la dichiarazione di anticomunismo?

"Sarebbe esattamente la stessa cosa, perché il problema non è quali convincimenti sia lecito esigere e quali no, il problema è che i convincimenti sono proprietà personale e intima della persona. Proprietà certo esternabile, condivisibile, ma anche secretabile, se e quando si preferisce temerli per sé (un po' come il voto, che proprio la Costituzione, all'art. 48, dichiara personale ed eguale, libero e segreto). Finché un convincimento non si traduce in violenza, o in minaccia di violenza, o in comportamenti lesivi dell'altrui libertà, nessuno ha il diritto di sindacare quel convincimento, o di pretenderne il disvelamento".

La dichiarazione nasce per escludere la casa editrice Passaggio al Bosco, pensa sia giusto escludere un editore dalla fiera per i libri che pubblica?

"Ovviamente non è giusto. Però il problema è molto più ampio. Come docente universitario, ad esempio, ho notato che ultimamente le università richiedono la sottoscrizione di codici etici anche solo per tenere una conferenza o fare un intervento in un workshop o. È una deriva pericolosissima, e mi stupisce che i colleghi non reagiscano con fermezza, preferendo limitarsi a mugugnare nei corridoi".

L'Aie ha introdotto la dichiarazione di antifascismo su pressione di una minoranza radicale ed estremista di editori mentre la maggioranza silenziosa vorrebbe solo poter vendere i libri, la cultura italiana è ostaggio di minoranze radicali e illiberali?

"No, il problema non sono le minoranze ultra-politicizzate, il vero problema è la copertura che obliquamente ricevono dalla maggioranza delle case editrici normali. Le quali si guardano bene dal prendere le distanze dalle minoranze ultra-politicizzate, perché sotto sotto quasi tutte ne condividono le intenzioni e le battaglie".

Erri De Luca censurato al festival Salerno letteratura, De Gregori attaccato perché non si è schierato, ora la dichiarazione di antifascismo, c'è un problema di libertà di espressione a sinistra?

"Sì, ma da parecchio tempo (grosso

modo dal 2012, anno di decollo del follemente corretto). Mi duole doverlo riconoscere, ma la realtà è che la sinistra un tempo paladina della libertà di espressione ha interamente consegnato quella bandiera alla destra".

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