Forza Italia e Lega, è fatta Accordo su Zaia e Toti

Candidati Toti e Zaia, il Carroccio rinuncia alla Campania. In Umbria corre Ricci, liste indipendenti nelle altre Regioni

Forza Italia e Lega, è fatta Accordo su Zaia e Toti

Accordo fatto tra Forza Italia e Lega. Berlusconi e Salvini trovano la quadra sul risiko alleanze: insieme in Veneto e Liguria, divisi al primo turno in Toscana, niente lista di disturbo del Carroccio in Campania. Trovano conferme le indiscrezioni degli ultimi giorni: Salvini fa un passo indietro in Liguria ritirando la candidatura di Edoardo Rixi, partendo subito per Genova per partecipare a un consiglio regionale di partito. Il candidato comune sarà il consigliere politico del Cavaliere, Giovanni Toti: «Ci sacrifichiamo, ma non ci sono scambi e con Berlusconi non c'è bisogno di accordi scritti, basta una telefonata - dice Salvini commentando l'accordo - la Lega punta a vincere e ad essere il primo partito. Vogliamo raddoppiare i voti che abbiamo preso l'anno scorso». Ai giornalisti che gli fannoo notare che Toti non è ligure Salvini replica: «Raffaella Paita è ligure, ma ha fatto più danni lei di tanti non liguri...». In Veneto, invece, a rappresentare i due partiti sarà il leghista Luca Zaia, governatore uscente, quanto mai bisognoso dell'appoggio azzurro vista la diaspora leghista guidata dal sindaco di Verona Flavio Tosi. In Toscana il nodo non s'è sciolto. Così Forza Italia e Lega dovrebbero correre da soli, almeno al primo turno. Il Carroccio punta sull'economista Claudio Borghi mentre per gli azzurri un nome certo ancora non c'è. Altra novità: in Campania la Lega rinuncerà a presentare una lista di disturbo capace di togliere ossigeno alla corsa di Stefano Caldoro e si vocifera di una lista civica di uomini di «Io sto con Salvini» in appoggio al governatore azzurro uscente.

Questi gli esiti di una trattativa a tratti estenuante e che ha impegnato il Cavaliere anche ieri, in un via vai di big di partito a palazzo Grazioli. Tra cui Denis Verdini, il «filo-nazareno» in sofferenza. Il quale, a prima vista paradossalmente, ha perorato la causa di Raffaele Fitto, l'«anti-nazareno» per eccellenza. La tesi di Denis in sintesi: se lo tratti così del partito non rimarrà niente; se ne andranno tutti fetta dopo fetta. Ma per Berlusconi lo strappo - che il Cavaliere addebita tutto all'ex governatore - è difficilmente ricucibile.

In ogni caso la ratio che muove l'ex premier resta favorire la coesione di tutto il centrodestra, come detto chiaramente negli ultimi incontri. «Dovete darvi da fare e costruire anche in Italia un Partito repubblicano, alternativo alla sinistra, che dia rappresentanza a tutti i moderati che restano maggioranza del Paese». Martedì sera Silvio Berlusconi parla a diciassette candidati ai Comites, comitati degli italiani residenti all'estero. A loro, accompagnati dal deputato eletto nella circoscrizione estero Guglielmo Picchi, dà la linea che è un mandato a ri-costruire anche in Italia un bipolarismo in stile Usa: «Questo sarà il compito sul quale voi, e lo dico soprattutto ai più giovani, vi dovrete misurare per il futuro». Il Cavaliere è di buon umore, ride volentieri e canta pure una canzone in francese assieme a un italiano di Parigi che oltre alla sua attività strimpella il pianoforte; regala un libro sul Milan con tanto di dedica a un candidato che, seppur juventino, ha la moglie ultras rossonera; e scherza con un altro candidato che all'incontro s'è presentato con una cravatta un po' troppo vistosa: «Ti faccio un regalo va... Molto meglio questa...» e si mette personalmente a fare il nodo mezzo Windsor al candidato forzista. Parla di sé, il Cavaliere: rievoca aneddoti di quando girava il mondo in rappresentanza dell'Italia e non manca di rievocare «tutto quello che mi hanno fatto. Ma tra poco arriverà l'estinzione della pena...». Quando parla di centrodestra parla di un «grande schieramento che tenga insieme la destra e il centro più moderato». Segno che è quello a cui sta lavorando in vista delle prossime Regionali; anche se, quando qualcuno gli chiede conto dello stato dell'arte delle alleanze fa una smorfia. Il che la dice lunga di quanto gliene importi delle estenuanti trattative tutte giocate sulla tattica e sulla melina dei singoli partiti.

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