Francesco nell'enciclica tende la mano all'islam ma non al capitalismo

"Fratelli tutti", scritta durante la pandemia: "La proprietà privata non è diritto assoluto"

Francesco nell'enciclica tende la mano all'islam ma non al capitalismo

Fratelli tutti» è un'enciclica sociale, che affronta i grandi temi della società di oggi. Un'enciclica dedicata al tema della fratellanza e dell'amicizia sociale; un documento frutto della pandemia, perché scritto durante questo difficile anno che ha visto molte persone confrontarsi con la morte, il dolore, la sofferenza.

La terza Enciclica di Papa Francesco, firmata ad Assisi, esce nel pieno della bufera in Vaticano, tra veleni e attività di dossieraggio, con il cardinale Angelo Becciu nel mirino dell'inchiesta sugli scandali finanziari nelle sacre stanze.

Otto capitoli, 235 pagine (nell'edizione della Libreria Editrice Vaticana insieme al Sacro Convento di Assisi), «Fratelli tutti» è un manifesto programmatico del Pontificato di Bergoglio.

Ci sono la condanna del nazionalismo e del razzismo, la denuncia tanto del populismo demagogico quanto del «dogma di fede neoliberale», con un appunto sulla proprietà privata «mai riconosciuta come assoluta o intoccabile dalla tradizione cristiana», il ripudio della «guerra giusta» in nome della religione. Ed ancora: un passaggio sulla pena di morte (da abolire in tutto il mondo) e la lotta alla violenza delle donne. Un'Enciclica, dunque, da considerarsi come «summa» del pensiero sociale di Francesco.

«La pandemia non è una sorta di castigo divino - afferma Bergoglio - E neppure basterebbe affermare che il danno causato alla natura alla fine chiede il conto dei nostri soprusi». E cita Virgilio, che «evoca le lacrimevoli vicende umane». Il coronavirus è una «tragedia globale» che ha mostrato come «nessuno si salva da solo» e dove «il male di uno va a danno di tutti». «Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19 sottolinea il Papa - che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l'incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti».

In un altro passaggio, il Papa respinge sia i populismi «che usano demagogicamente» il popolo, quanto il «dogma di fede neoliberale»: due approcci speculari, entrambi da condannare. «Il disprezzo per i deboli può nascondersi in forme populistiche, che li usano demagogicamente per i loro fini, o in forme liberali al servizio degli interessi economici dei potenti. In entrambi i casi dice Bergoglio - si riscontra la difficoltà a pensare un mondo aperto dove ci sia posto per tutti, che comprenda in sé i più deboli e rispetti le diverse culture». Poi la condanna di nazionalismo e xenofobia: «Ci sono ancora coloro che ritengono di sentirsi incoraggiati o almeno autorizzati dalla loro fede a sostenere varie forme di nazionalismo chiuso e violento, atteggiamenti xenofobi, disprezzo e persino maltrattamenti verso coloro che sono diversi». In un altro capitolo invita la politica a non «esasperare, esacerbare e polarizzare». «La politica spiega il Pontefice - non è l'arte dell'apparire, del marketing, di varie forme di maquillage mediatico», ma deve puntare all'amore». L'Enciclica si chiude con il ricordo di Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e il Beato Charles de Foucauld. Al termine dell'Angelus, il Papa ha voluto regalare «Fratelli tutti» ai presenti in piazza San Pietro, insieme all'edizione straordinaria dell'Osservatore Romano. Altro primato dell'Enciclica: per la prima volta viene citato un leader musulmano, il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, nominato cinque volte. «Siamo chiamati a convivere come fratelli». Il Papa tende la mano all'Islam.

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