C'è uno stato d'animo dietro le parole insensate pronunciate da Trump su Giorgia Meloni: la frustrazione. A parte l'offesa al galateo, lo sgarbo istituzionale e l'assenza di rispetto verso chi rappresenta un'altra nazione - limiti a cui l'attuale inquilino della Casa Bianca ci ha abituato - quell'uscita testimonia la consapevolezza del Presidente Usa del fallimento della sua politica estera. Basta guardare ai due conflitti. Zelensky che a suo avviso "non aveva le carte" ha dimostrato di averle senza il suo aiuto e con la solidarietà degli europei: e ora che si è dotato di armi in proprio per colpire il territorio russo - aggirando il divieto stravagante di Washington contro l'uso di armi americane per quello scopo - sta facendo capire allo Zar e ai russi cos'è una guerra obbligandoli alla riflessione se valga la pena proseguirla. In Medio Oriente Trump ancora non riesce a portare a casa un'intesa con gli ayatollah che per i nove decimi degli osservatori è una mezza sconfitta visto che Netanyahu appena può la sabota. In compenso The Donald, che dispensa buffetti a Putin e a Xi, se la prende con gli europei perché si sono rifiutati di partecipare ad un fallimento annunciato che ha fortificato il regime iraniano, azzerato l'opposizione interna ed è costato alle casse Usa più di 80 miliardi di dollari.
Rimuove soprattutto un errore di fondo che contraddistingue la sua politica dai dazi, alla Groelandia, alla crisi iraniana: se l'Europa senza gli Stati Uniti conta poco, anche gli Stati Uniti privati dell'Europa sono impotenti. Lo insegna un secolo di Storia. Un concetto che non andrebbe dimenticato neppure nel nuovo Ordine mondiale. Più che ripetere ogni giorno il mantra M.A.G.A, "fare l'America ancora grande", Trump dovrebbe avere un altro obiettivo: fare l'Occidente ancora grande.
Un consiglio a Meloni che ha ben chiaro il concetto: fa bene a ricercare un dialogo con l'America di oggi ma nella convinzione che la sua vera casa è l'Europa, fuori dalla Ue è sola. E un consiglio anche all'entourage della Casa Bianca: togliete il telefono a The Donald.