La telecamera di sorveglianza a Boltiere, nella Bergamasca, non sa ancora nulla. Sono le 19.25 di lunedì quando registra il passaggio dell'Audi Q7 nera. La targa viene letta e immortalata. Sul sedile del passeggero un uomo con maglietta scura e occhiali sul volto. Al volante un altro, maglia bianca. Due silhouette ferme nell'abitacolo per pochi secondi. Frame che diventeranno decisivi.
Due ore dopo quelle stesse due persone sono a bordo dello stesso Suv quando decidono di non fermarsi. È una notte di fine giugno, l'aria pesante sulla periferia sud-est di Milano. Ponte Lambro è terra di frontiera, a un chilometro in linea d'aria dal boschetto della droga di Rogoredo, dove a gennaio un colpo di pistola sparato dall'assistente capo della polizia Carmelo Cinturrino aveva cambiato tutto. Qui, nel buio, la paletta della polizia locale si solleva quando l'Audi è già a poche decine di metri. Il lampeggiante blu taglia la strada. Il posto di blocco è congiunto, vigili e polizia stradale. Dovrebbe essere un controllo normale. Non lo è. Il Q7 non rallenta. Anzi. Brucia tutto e si invola. Dietro parte il rombo di una moto della locale. L'agente del comando del Municipio 4 di via Oglio, Francesco Imprezzabile, 39 anni, stringe il manubrio. Sa cosa significa quella divisa. L'ha scritto lui stesso su Instagram: "Sempre in sella, sempre sotto pressione. Lo stress è parte del servizio, ma è proprio lì che serve la massima lucidità: un attimo per decidere, e ogni scelta può fare la differenza".
La caccia dura un paio di chilometri. Le strade scorrono veloci. Si arriva nel comune di Peschiera Borromeo, periferia sud est della città, lungo via Milano, ovvero la strada di campagna stretta a due corsie che costeggia la pista di Linate. Qui finiscono le certezze. La moto di Imprezzabile perde il controllo. Supera il guardrail. Finisce oltre. Un passante chiama. Le ambulanze arrivano, arriva anche l'elisoccorso. Lo trovano esanime sull'asfalto. Lo caricano, sirene a tutto volume verso il Niguarda. Lì, per ore, i medici provano a strapparlo alla morte con una lunga serie di manovre di rianimazione. Non ce la fanno. E muore.
Sul posto arriva anche il comandante della Polizia locale di Milano, Gianluca Mirabelli. Il viso terreo. Cerca di capire come sia potuto succedere a uno dei suoi. Le indagini partono subito. Polstrada per i rilievi e poi naturalmente i colleghi della vittima. Nessun testimone oculare dell'impatto. Si setacciano le telecamere. E si risale alle ore precedenti. Così riemerge il frame di Boltiere. E la macchina viene rintracciata a Pioltello, una decina di chilometri più a nord rispetto al luogo dell'incidente. Risulta a noleggio. L'intestatario del contratto è uno dei due uomini a bordo. Entrambi albanesi, entrambi pregiudicati. Vengono localizzati e bloccati in provincia di Monza e Brianza, dalla Locale del posto e dai colleghi di Milano. Entrambi vengono fermati e identificati.
La Procura di Milano, con la pm Francesca Crupi - che in un primo momento non emette alcun provvedimento di fermo nei confronti dei due uomini a bordo - esclude subito una delle ipotesi iniziali sulla dinamica: non ci sarebbe stato alcun contatto tra l'auto in fuga e la moto dell'agente. Le altre pattuglie all'inseguimento non avrebbero comunque visto il momento della caduta, le cui ragioni restano dunque, al momento, tutte da capire. Gli investigatori privilegiano, sulle prime, la perdita di controllo del mezzo per cause ancora da decifrare. Dopo l'interrogatorio, alle 16.30 di ieri però l'albanese alla guida, G. B., un 27enne già sottoposto alla misura dell'obbligo di firma per un altro reato, viene arrestato per fuga pericolosa, indagato a piede libero per omicidio stradale e portato in carcere a San Vittore. L'albanese avrebbe ammesso al giudice di essere stato alla guida del Suv, sostenendo che con lui c'erano altre tre persone. "In macchina nessuno di noi si è accorto della caduta dell'agente che ci stava inseguendo in moto" ha dichiarato.
E ha precisato: "Non mi sono fermato all'alt perché avevo con me qualche grammo di hashish e non volevo guai. Chiedo scusa alla sua famiglia e all'Italia", quindi, dispiaciuto, ha domandato se può fare qualcosa per i genitori dell'agente. Nel frattempo la Procura ha disposto l'autopsia sul cadavere dell'agente.