Fuoco amico contro la Taverna: "Beneficenza? Vale solo per lei"

È guerra aperta nel Movimento 5 Stelle. La polemica nasce dalle indennità che la Taverna non avrebbe riconsegnato e che avrebbe, invece, destinato in beneficenza

Non bastava la brutta figura alle ultime amministrative. Né la mezza farsa di ieri all’assemblea parlamentare. Ora, nel Movimento 5 Stelle, è guerra. Uno scontro impari di quelli che non infiammano gli animi. La sceneggiatura è molto semplice: tutti contro la vicepresidente del Senato, Paola Taverna. La pentastellata della prima ora è finita nel mirino di diversi parlamentari grillini per il video, pubblicato su Facebook subito dopo la tornata elettorale. In pochi minuti lei si difende a spada tratta dall’azione disciplinare intentata dai probiviri del M5S per presunte mancate restituzioni.

Taverna, al centro delle telecamere, ha snocciolato i numeri di quanto versato in questi sette anni. Secondo la grillina, ben 309mila euro. Deputati e senatori - nelle chat visionate dall’Adnkronos - iniziano a ribellarsi. Perché a molti non piace l’ammissione, da parte della vicepresidente del Senato, di aver chiesto all’amministrazione di Palazzo Madama la restituzione degli arretrati dell’indennità aggiuntiva da vicepresidente. Soldi cui aveva rinunciato. Lo avrebbe fatto per uno scopo nobile: donare tutto alla protezione civile per fronteggiare l’emergenza Covid. Il gruzzoletto però è di tutto rispetto, circa 46mila euro, più altri bonifici da 1.750. E questo ha indispettito non poco i suoi colleghi di partito.

Una scelta, la sua, che però non ha convinto i più. Forse solo un pretesto per manifestare disaccordo con la dirigenza del movimento. O, comunque, un modo per misurare la temperatura interna ai gruppi grillini. I parlamentari pentastellati rinunciano ai benefit dovuti a deputati e senatori con ruoli istituzionali. Tra questi, dunque, anche la Taverna. È una regola scritta nero su bianco nei regolamenti di M5S di Camera e Senato che prevedono la rinuncia preventiva dell’indennità di carica, come ribadito in una mail del capo politico, Vito Crimi, lo scorso maggio.

Qui nasce il malcontento che trova sfogo nelle ultime conversazioni tra gli eletti e nei corridoi del Palazzo. A chi chiede chiarimenti, in particolare il senatore ligure Mattia Crucioli, Taverna risponde piccata, spiegando di aver restituito la somma a un ente pubblico e di non essere in vena di ulteriori reprimende. Poi, interpellata sempre dall’Adnkronos, spiega: "Superata l’emergenza Covid, tornerò a rinunciare al bonus da vicepresidente del Senato". Susy Matrisciano, presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama e dunque anche lei tra i rinunciatari della indennità prevista, ricorda con rammarico di aver chiesto di poter donare la sua quota, ma di aver ottenuto un secco niet dai vertici.

Lo scontro si fa più acceso nella chat di Montecitorio, dove non c'è appunto la Taverna. Alcuni invocano l’espulsione, Come riporta AdnKronos, "tra le più contrariate Teresa Manzo, Emanuela Corda, Patrizia Terzoni, Federica Dieni, quest’ultima membro del Copasir". Tra i parlamentari pentastellati, senza girarci intorno, vaga una domanda: a fine legislatura qualsiasi presidente di commissione può rientrare in possesso della somma a cui aveva rinunciato e farne ciò che vuole? Un quesito a cui i vertici del "partito" dovranno trovare risposta.

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