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Fuoco amico su Trump Romney: "Non è adatto a fare il presidente"

Il senatore Gop: il Paese ha perso autorevolezza Caos shutdown. Scontri al confine col Messico

La fatica della sconfitta mette ko Romney
L'ex candidato repubblicano Mitt Romney

New York A volte ritornano. Che la tentazione di provare ancora una volta la conquista della Casa Bianca non lo abbia spinto a diventare il nuovo anti-Trump all'interno del partito repubblicano? C'è chi dice che sia proprio così. Mitt Romney inaugura il 2019 con un duro attacco al presidente americano Donald Trump, e in un intervento pubblicato online dal Washington Post afferma che la condotta del tycoon «negli ultimi due anni, in particolare nell'ultimo mese, sono la prova che non è stato all'altezza dell'incarico». Il neo senatore dello Utah, in campo alle primarie del Grand Old Party per le presidenziali del 2008 e candidato Gop nel 2012, si propone come nuova voce critica nel partito dopo la morte di John McCain, pronto a guidare i senatori dissidenti.

Romney approva alcune politiche e nomine del Commander in Chief, ma ritiene che questo non basti, perché «un presidente deve dimostrare le qualità essenziali dell'onestà e dell'integrità, ed elevare il discorso nazionale con buone maniere e rispetto reciproco». «È in questo campo che le carenze di quello attuale sono state più evidenti», prosegue: la presidenza Trump ha fatto «perdere all'America autorevolezza» nel mondo. Parole che scatenano l'immediata replica del tycoon. «Preferirei che si dedicasse alla sicurezza del confine e ad altri temi su cui può essere utile. Io ho vinto, lui no», tuona The Donald su Twitter. L'uscita di Romney ha suscitato preoccupazioni tra alcuni membri del Comitato nazionale del partito (Rnc): i repubblicani sono convinti che Trump sconfiggerebbe qualunque rivale repubblicano, ma temono che un duello casalingo avvantaggerebbe i democratici e metterebbe a rischio la rielezione del magnate. E proprio tra i dem si scaldano i motori in vista di una battaglia che si preannuncia affollata. La prima a scendere in pista è stata la senatrice progressista del Massachusetts Elizabeth Warren, che dopo aver annunciato la creazione di un comitato esplorativo per le elezioni, ha deciso nei prossimi giorni di compiere un tour in quattro città dell'Iowa, primo stato dove si tengono le primarie. Una corsa, la sua, almeno al momento in salita, stando a un sondaggio di Cnn e Des Moines Register/Mediacom, che la vede solo al quarto posto con l'8% tra i probabili candidati dem. In testa alle preferenze c'è l'ex vicepresidente Joe Biden con il 32%, quindi il senatore del Vermont Bernie Sanders con il 19%, e il deputato uscente del Texas Beto O'Rourke con l'11%, considerato l'astro nascente (e unico volto nuovo) del partito. Proprio Biden, secondo il New York Times, avrebbe posto le basi per una discesa in campo, con un «network di associazioni senza scopo di lucro e centri accademici» in cui l'ex numero due di Obama ha posizionato strateghi e consiglieri a lui piu' vicini.

Intanto a Washington non si sblocca l'impasse sulla paralisi del governo federale: Trump ha avvertito che lo shutdown potrebbe andare avanti «a lungo», e ieri pomeriggio ha incontrato alla Casa Bianca i leader del Congresso per un nuovo round di consultazioni sulla sicurezza al confine. Confine dove le autorità americane hanno usato gas lacrimogeni per respingere circa 150 migranti che stavano tentando di sfondare la recinzione a Tijuana, in Messico. Sul fronte della politica estera, invece, il presidente torna sui rapporti con la Nord Corea, dicendo di aver ricevuto una «grande lettera» da Kim Jong-un e di aver stabilito una buona relazione con lui, oltre a ribadire che la sua amministrazione organizzerà un secondo incontro con il giovane leader in un futuro non troppo lontano.

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