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Politica

“Furibonda, molto furibonda”. La lettera inedita di Oriana Fallaci dopo l’11 settembre

L’esclusiva di Quarta Repubblica: il messaggio scritto il giorno dopo l’attacco alle Torri Gemelle all’avvocato Francesco Brizzi

oriana

“Credevo di aver visto tutto nella mia vita. E invece no”. Oriana Fallaci aveva attraversato guerre, rivoluzioni, colpi di Stato. Ma quello che vide a New York l’11 settembre 2001 riuscì a sconvolgere anche lei. Il giorno successivo agli attentati alle Torri Gemelle prese carta e penna e raccontò quelle ore al suo avvocato Francesco Brizzi. Una lettera privata rimasta finora inedita e mostrata in esclusiva da Quarta Repubblica, programma condotto da Nicola Porro e in onda in prima serata su Rete 4.

Sono parole scritte a caldo, quando Manhattan era ancora paralizzata e persino il numero delle vittime era avvolto nell’incertezza. La Fallaci parte proprio dal silenzio surreale che aveva inghiottito la città: “Caro Francesco, come ho cercato di farle sapere attraverso il mio ufficio, non posso chiamare oltreoceano. La città è paralizzata, le strade sono completamente vuote. Tutto immobile. Ai soliti assordanti rumori si è sostituito un silenzio da cimitero. Un silenzio interrotto soltanto dagli aerei militari che sorvegliano l’isola di Manhattan. I ponti e i tunnel che da Manhattan portano a Brooklyn e altrove sono chiusi. Si possono attraversare soltanto a piedi, ma dopo l’esodo di ieri sera nessuno li attraversa più”.

È una New York irriconoscibile quella descritta dalla scrittrice. La metropoli del traffico, delle sirene e delle strade perennemente affollate è diventata una città fantasma. La Fallaci osserva quello scenario e lo confronta con tutto ciò che aveva già visto nella sua lunga esperienza da inviata di guerra. Il risultato è una confessione che pesa ancora di più conoscendo chi la scrive: “Io credevo di aver visto tutto nella mia vita. E invece no. Questo scenario supera le peggiori previsioni. Naturalmente nei prossimi due o tre giorni le cose si assesteranno. Questa è gente dura, ma il trauma è profondo, anche per un tipo vaccinato come me”.

La dimensione della tragedia, in quelle ore, è ancora impossibile da stabilire. Le cifre circolano senza conferme, si parla di migliaia di dispersi e sotto le macerie continuano le ricerche. La Fallaci prova a mettere in fila i numeri che arrivano in quelle ore, inevitabilmente ancora lontani dal bilancio che sarà poi accertato: “La peggiore strage che ho visto in guerra si basava su 500 morti. Al Messico, poco più. Qui i morti sono davvero migliaia. C’è chi dice 10.000 e mi stupirei se fossero meno di 5.000. Almeno 400 pompieri son sepolti, schiacciati sotto la seconda torre, e nelle due torri lavoravano decine e decine di migliaia di persone, senza contare i visitatori, 100.000 al giorno”.

Ma non sono i numeri l’immagine che continua a tormentarla. Sono le scene trasmesse in quelle ore e viste con i propri occhi da una città sotto choc: l’aereo che penetra nella seconda Torre e soprattutto le persone affacciate ai piani più alti del World Trade Center, costrette a scegliere tra il fuoco e il vuoto: “E quelli che si son buttati dalle finestre? Insieme all’immagine del secondo aereo che si infila nella seconda torre come in un pezzo di burro, non mi va via dalla testa lo spettacolo della gente che per non bruciar viva si buttava giù dalle finestre del novantesimo piano”.

È forse il passaggio più duro dell’intera lettera. Nessuna analisi politica, nessuna ricostruzione a posteriori: soltanto l’immagine della strage fissata poche ore dopo che il mondo l’aveva vista in diretta. E nelle ultime righe compare un’altra parola. Una parola che, riletta oggi, sembra quasi anticipare ciò che Fallaci avrebbe scritto e sostenuto nelle settimane e negli anni successivi: “Quanto a me, sono isolata, ammalata nella misura che sa, e furibonda, molto furibonda. Buone cose a lei e grazie. Oriana Fallaci”.

“Furibonda, molto furibonda”. Poco dopo quella rabbia sarebbe esplosa pubblicamente ne “La rabbia e l’orgoglio”, trasformandosi in una delle prese di posizione più celebri e controverse della scrittrice. Ma nell’inedito mostrato in esclusiva da Quarta Repubblica non c’è ancora la polemista. C’è soprattutto la testimone dell’11 settembre, chiusa nella sua New York ferita, che il giorno dopo la strage confessa al suo avvocato di essersi trovata davanti a qualcosa che nemmeno lei pensava di poter vedere.

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