"Non è il momento di piangere; è il momento della guerra. È impensabile che il cuore di un'altra madre o di un altro padre venga spezzato come il nostro. Siamo determinati, e io sono più furiosa che mai". Il cuore spezzato è quello dei genitori di Louis (in foto). Diciassette anni. Un'altra vita spezzata. Un altro crimine orrendo. Un altro pestaggio brutale. Le immagini di quel giorno, lo scorso 19 giugno, sono sui social. Nemmeno un b-movie potrebbe arrivare a tanto: l'imboscata, cinque contro uno. Qualcuno che filma. Gli altri che colpiscono, ripetutamente, Louis che si rannicchia a terra. Mirano al volto, alla testa. Calci e pugni. Una violenza inaudita. Li hanno già presi, quelli del branco. Tre minorenni e due diciannovenni. Ed è sempre la stessa storia. Tutti figli di immigrati. Seconde o terze generazioni, foss'anche quarte, poco importa. Comunque non integrati.
Louis è morto il 23 giugno, quattro giorni dopo l'aggressione. Quattro giorni di agonia su un lettino dell'ospedale di Perpignan. Il suo corpo è stato ritrovato privo di sensi nel cantiere di una residenza per anziani, a poca distanza dalla stazione di Narbonne. È morto a causa degli ematomi cerebrali che gli hanno fatto a furia di colpirlo. Non era la prima volta che veniva preso di mira. Nelle settimane precedenti al pestaggio, come ricostruito dalla stampa francese, si era rivolto alla polizia locale. Per due volte aveva chiesto aiuto. Ma nulla. E, sebbene gli inquirenti abbiano allontanato l'ipotesi che dietro a tutto ci sia un movente razziale, le immagini del linciaggio sono bastate a scatenare la polemica. Sempre la stessa: la gestione dell'ordine pubblico, l'integrazione impossibile, i tassi di criminalità e via dicendo. Ma, mentre questi sono solo freddi numeri e parole al vento che forse non toccano nessuno, quel volto da ragazzino che da Narbonne è arrivato nelle case di tutti i francesi e ora fa paura. Tanto più dopo che i genitori di Louis hanno organizzato due manifestazioni: la prima si terrà sabato a Carcassonne, l'altra l'indomani a Narbonne. Ed è a quest'ultima che guarda con maggiore preoccupazione chi gestisce l'ordine pubblico. Dalla piazza del municipio il corteo, a cui dovrebbero prendere parte anche Éric Zemmour e alcuni parlamentari del Rassemblement National, si dirigerà al cantiere dove è stato ritrovato il corpo del diciassettenne.
Oggi è Narbonne a sanguinare. In passato era toccato a Southampton dove era stato accoltellato Henry Nowak.
E prima ancora era stata Charlotte, nel Nord Carolina, dove Iryna Zarutska era stata ammazzata in metropolitana. E giorni fa Belfast: in strada, la lama al collo. Un elenco che sembra un bollettino di guerra. Solo che l'Occidente non sa che la sta combattendo e pure perdendo.