Gentiloni cambia idea e chiede al governo di tassare la prima casa

Il commissario risponde a un'interrogazione "Sì alla patrimoniale ricorrente sul mattone"

Gentiloni cambia idea e chiede al governo di tassare la prima casa

Quando l'Unione europea dice che l'Italia deve spostare la tassazione dal lavoro ai patrimoni non scherza. Sono anni che nelle raccomandazioni Paese è contenuto un punto specifico in questo senso. A prenderlo sul serio fu solo il governo guidato da Mario Monti, con una patrimoniale da 20 miliardi che da temporanea è diventata permanente, che ha ridotto drasticamente il valore delle seconde case, senza peraltro portare nulla in dote alla riduzione delle altre imposte.

L'esecutivo in carica assicura di non volere introdurre nuove patrimoniali, ma a Bruxelles sembrano pensarla in modo diverso. Paolo Gentiloni, commissario italiano afli Affari economici, membro del secondo partito della maggioranza ha risposto a un'interrogazione dell'europarlamentare leghista Silvia Sardone, spiegando esattamente cosa servirebbe all'Italia.

Citando un documento di lavoro della Commissione sul fisco italiano, il commissario spiega che le analisi dimostrano che «abolendo l'esenzione dell'Imu sull'abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica».

In sostanza si chiede di tornare all'Imu dei tempi di Monti, eliminando l'esenzione per la casa principale introdotta dal governo Renzi, del quale peraltro Gentiloni faceva parte e al quale succedette come premier, rivendicando «piena continuità» con il precedessore. Gentiloni ricorda che raccomandazioni simili sono state ripetute dal 2012 al 2019, che l'obiettivo è indirizzare la pressione fiscale su imposte «meno penalizzanti sulla crescita, come quelle sul patrimonio». Che il ritorno dell'Imu sulla prima casa «a carico delle famiglie con reddito elevato» è lo strumento indicato dall'Ue.

Messaggio esplosivo in un Paese in cui il risparmio privato è in gran parte indirizzato sul mattone. «Il governo non si azzardi a rovinare milioni di famiglie italiane eliminando l'esenzione Imu sull'abitazione principale: ci aspettiamo chiarimenti immediati da Conte e Gualtieri», ha avertito il leader della Lega Matteo Salvini. «Altro che aiuti dall'Europa, la priorità per l'Ue è imporre nuove tasse. Invece che ricevere sostegno economico, la Commissione ci fa capire che dobbiamo eseguire i loro ordini, andando a colpire il bene principale degli italiani», ha commentato Sardone.

In allarme anche Confedilizia. «È disarmante continuare a leggere, nei documenti della Commissione europea, l'invito all'Italia ad aumentare la già spropositata tassazione patrimoniale sugli immobili (l'Imu pesa per 22 miliardi di euro l'anno, 13 in più della vecchia Ici)», ha commentato il presidente della confederazione dei proprietari Giorgio Spaziani Testa.

Nel documento citato nella risposta all'interrogazione la Commissione Ue sostiene che in Italia «vi è margine per aumentare il gettito delle imposte patrimoniali ricorrenti». L'esecutivo europeo ha anche simulato tre scenari, uno con reintroduzione dell'Imu su tutti gli immobili, nel secondo escludendo quelli con rendita catastale inferiore ai 600 euro, nel terzo con un'esenzione anche i pensionati con redditi fino a 24.600 euro lordi. Cinque anni dopo lo spostamento di tassazione, il Pil ne risentirebbe positivamente aumentando dello 0,1%. Il gettito da sfruttare dovrebbe essere intorno ai 4-5 miliardi. Un po' poco se il costo è tassare il bene rifugio per eccellenza degli italiani.