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Giorgetti, scommessa vinta. Il debito in mano agli italiani

Le famiglie detengono il 14,5% delle emissioni di Stato. Btp Italia e Btp Valore hanno raccolto oltre 142 miliardi

Giorgetti, scommessa vinta. Il debito in mano agli italiani

Il cambio di passo nelle emissioni retail del Tesoro nei quattro anni di governo Meloni con Giancarlo Giorgetti a Via XX Settembre ha conseguito risultati positivi sia punto di vista quantitativo che qualitativo. Non si tratta di una narrazione politica, ma di una dinamica di mercato misurabile.

Tra il 2022 e il 2026 il Tesoro ha messo a terra una sequenza continua di strumenti dedicati ai piccoli risparmiatori - dai Btp Italia ai Btp Valore, passando per Btp Più e il recente Btp Italia Sì - costruendo un canale diretto con le famiglie. Il risultato cumulato di questa stagione è una raccolta che supera i 142 miliardi di euro provenienti esclusivamente dal segmento retail, con oltre 5,3 milioni di contratti sottoscritti. È un ordine di grandezza che restituisce la profondità del ritorno delle famiglie sul mercato dei titoli di Stato.

Il dato più significativo non è soltanto la raccolta, ma la sua composizione sociale e finanziaria: una quota molto elevata delle sottoscrizioni si concentra sotto i 20mila euro, in molte emissioni stabilmente tra il 60% e il 70% dei contratti. Questo indica non un fenomeno concentrato su grandi patrimoni, ma una diffusione ampia, quasi capillare, che riporta il debito pubblico dentro la gestione ordinaria del risparmio familiare italiano. Nel 2026, infatti, la fotografia dei sottoscrittori del debito pubblico mostra un equilibrio profondamente diverso rispetto al 2022. Le famiglie e le imprese non finanziarie detengono oggi circa il 14,5% del debito (un massimo che non si vedeva dal 2014), pari a 458 miliardi di euro, più del doppio rispetto ai livelli di inizio 2022 (214 miliardi; 7,9%). Considerando il totale delle emissioni, si è registrato un incremento netto di ben 244 miliardi sottratti alla liquidità improduttiva sui conti correnti. Si tratta di un cambio di comportamento strutturale, favorito anche dai rendimenti attrattivi e dalla ricerca di strumenti difensivi in un contesto inflattivo.

Un successo doppio per Giorgetti in quanto la riattivazione strutturale del risparmio delle famiglie come fonte diretta di finanziamento del debito pubblico è stata propiziata in un contesto che, dal 2022 in avanti, è stato segnato dalla fine degli acquisti Bce. Si è così ricostruita una base domestica stabile proprio mentre veniva meno il principale acquirente di sistema.

Accanto al retail, però, il quadro si completa solo osservando la distribuzione tra tutte le principali categorie di sottoscrittori. Gli investitori esteri sono tornati protagonisti, con una quota salita intorno al 35%, sostenuta dal miglioramento del giudizio delle agenzie di rating e dalla conseguente riapertura dei flussi dei grandi fondi internazionali. Le banche italiane, che nel 2022 rappresentavano uno dei principali acquirenti, con il 26%, hanno ridotto il loro peso al 20,3%, anche per effetto della normalizzazione della liquidità dopo la stagione dei tassi zero. Le assicurazioni e i fondi pensione si collocano attorno al 12%, in lieve calo rispetto alla fase precedente, mentre l'Eurosistema (Bce e Banca d'Italia) è sceso intorno al 18%, in forte contrazione rispetto ai picchi vicini al 26% del 2022. In altre parole, la domanda domestica non è venuta meno sostenuta dalle famiglie, ma si è inserita in un mercato più ampio e più competitivo.

Il collocamento del Btp Italia Sì ha chiuso simbolicamente questo ciclo con circa 8,8 miliardi raccolti e oltre 281mila contratti, confermando la persistenza della domanda per strumenti indicizzati e percepiti come protettivi rispetto all'inflazione.

Ma il dato più rilevante resta il quadro complessivo: in un contesto di quantitative tightening, il debito italiano ha trovato compratori non per mancanza di alternative, ma per una ricostruzione simultanea di fiducia su due fronti, interno ed esterno. Il risultato finale è una struttura del debito più diversificata e meno dipendente da un singolo attore istituzionale. In una parola, più "sovrana".

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