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Governo

Più soldi in busta paga: governo Meloni al top

Battuti molti esecutivi di centrosinistra. Hanno inciso le riforme degli ultimi anni

Benefici L'esecutivo Meloni tra i più redistributivi

La redistribuzione fiscale è da sempre pallino della sinistra, eppure questo governo di centrodestra ha varato alcune delle riforme Irpef più redistributive degli ultimi decenni. È quanto emerso dall’ultimo rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’organo che valuta l’impatto economico delle misure attuate da governo e parlamento.

Nel report di luglio, l’Upb ha analizzato in che modo la distribuzione del carico fiscale, limitatamente ai lavoratori dipendenti, è stata impattata dai vari interventi sull’Irpef.

Dall’analisi della distribuzione dei redditi dal 1990 al 2026 emerge, infatti, che il prelievo fiscale sulle fasce più basse è stato progressivamente alleggerito, al contrario quello sulle fasce più alte si è appesantito: l’80% di questo aumento redistributivo è riconducibile agli interventi sull’Irpef. Un dato notevole che, rispetto agli ultimi decenni, consente di collocare di fatto l’attuale maggioranza al secondo posto dal punto di vista dell’impatto delle misure adottate. Il primato resta al quadriennio 2014-2018, quando, durante la diciassettesima legislatura, venne introdotto per la prima volta il Bonus Renzi da 80 euro mensili.

Un risultato ottenuto in questi quasi quattro anni di governo Meloni grazie a numerose riforme, a partire dal taglio del cuneo fiscale e dalla successiva trasposizione degli sgravi contributivi nell’Irpef per i redditi sotto i 35 mila euro. Di pari importanza anche la rimodulazione degli scaglioni, con l’accorpamento delle fasce intermedie e l’abbassamento di due punti percentuali dell’aliquota relativa alla seconda fascia. Le riforme sull’Irpef non vanno lette come manovre a sé stanti, ma, in un mercato del lavoro sempre più frammentato, hanno contribuito ad attenuare le disuguaglianze generate dallo stesso. Come si legge nella nota, infatti, le retribuzioni reali medie sono diminuite del 6,6% rispetto al 1990. È in un contesto come questo che assume importanza una maggiore capacità redistributiva, il cui indice è passato da 0,028 a 0,065. In altre parole, il fisco è riuscito a compensare una parte crescente delle difficoltà prodotte dalla debole dinamica salariale.

Come dichiarato dagli stessi autori, si deve, però, fare i conti con il limite dello studio. L’analisi tiene conto solo della tassazione sui redditi dei lavoratori dipendenti nel settore privato, ma non vengono prese in considerazione le imposte sostitutive, dai regimi forfettari alle cedolari secche sugli affitti.

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