Giorgia d'Arabia è volata in Qatar per la cerimonia funebre di Hamad bin Khalifa Al Thani, il padre dell'attuale emiro, Tamim, che ha un rapporto molto stretto con l'Italia e il presidente del Consiglio. Meloni è la prima leader europea giunta a Doha per le condoglianze di Stato, dove arriveranno tutti. Per l'Italia, il Qatar è un Paese cruciale del Golfo non solo per i 6,4 miliardi di metri cubi di gas liquefatto, che importavamo prima della guerra con l'Iran. La raffineria di Ras Laffan, una delle più grandi al mondo, centrata dai droni, verrà rimessa in sesto anche grazie ad aiuto ed esperienza di colossi italiani come Eni, Saipem e Snam. L'emiro Tamim bin Hamad Al Thani, cruciale per liberare Cecilia Sala dalla galera a Teheran, ci dà una mano pure in Libia e sta investendo sempre più nel nostro Paese.
Giorgia d'Arabia gode di "grande stima, affidabilità e prestigio nel Golfo" sottolinea chi conosce bene il dossier. In nome dell'interesse nazionale è stata la prima a volare, dopo l'attacco americano e israeliano all'Iran ad inizio aprile, nei Paesi arabi, che hanno subìto la rappresaglia dei pasdaran. L'obiettivo era fornire aiuti, anche militari difensivi, per fare capire che non sarebbero stati lasciati soli. E garantire all'Italia gli accordi sulle forniture energetiche e i grandi piani come il partenariato strategico con l'Arabia Saudita. In vista dell'Expo 2030 e dei Mondiali 2034 sono previsti accordi commerciali per 10 miliardi, che coinvolgono Leonardo, Fincantieri e Snam. Il risultato della missione è che "assetti di difesa aerea di vario genere sono presenti in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein ed Emirati arabi", conferma una fonte militare del Giornale. Nel rispetto del decreto delle operazioni all'estero abbiamo spostato unità, compresa una batteria anti missili Samp T, sistemi contro i droni, radar terrestri e aerei per l'allarme preventivo e caccia. L'obiettivo primario è stabilizzare Hormuz. Gli arabi del Golfo non si fidano più del Golia Trump e per questo apprezzano un piccolo Davide come Meloni, che non si ficca nei guai e mantiene le promesse. Un altro tassello della credibilità di Giorgia d'Arabia è la scelta di Roma, oggi e domani, per il nuovo round negoziale fra israeliani e libanesi con l'obiettivo di sviluppare l'accordo di Washington. Disarmo di Hezbollah e ritiro degli israeliani sono la posta in gioco secondo uno schema a piccoli passi. Il Comando centrale Usa e l'esercito libanese attiveranno due "zone pilota" nel Sud del Libano dove i giannizzeri filo iraniani devono andarsene e le truppe dello Stato ebraico ripiegare verso il confine.
Innumerevoli gli ostacoli, a cominciare dal rifiuto di Hezbollah ad abbandonare le armi, ma se funzionasse Italia e Francia sono pronte a fare la loro parte con una missione congiunta europea, che sostituirà quella dell'Onu. "Il fatto che i negoziati si svolgano a Roma - ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani - dimostra quanto l'Italia sia protagonista per un'azione di pace in Medioriente".
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