Ma il governo non trova i soldi per tagliare le imposte

Palazzo Chigi vorrebbe abbassare tasse sul lavoro e Irpef. Lo spettro dell'aumento dell'Iva

Ma il governo non trova i soldi per tagliare le imposte

Roma. Nella settimana che sta per incominciare difficilmente il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, potranno ottenere risultati visibili sul piano economico. Troppo complicata la partita che stanno giocando con Bruxelles per scoprire le carte.

La fotografia dell'Ocse (vedi articolo sopra) restituisce, però, l'immagine delle priorità su cui si sta concentrando il governo. Il taglio del cuneo fiscale e l'abbassamento dell'Irpef sono diventati la nuova frontiera di Palazzo Chigi. L'Osservatorio sul precariato dell'Inps, questa settimana, ha evidenziato come il taglio delle decontribuzioni sui nuovi assunti abbia finito con il produrre nel primo trimestre 2016 un minor numero di assunzioni stabili rispetto al 2015 (-77%). Le ipotesi circolate di recente evidenziavano la possibilità di un taglio di 7 punti percentuali della quota contributiva. Una misura che costerebbe dai 5 ai 7 miliardi di euro e che non è compatibile con l'idea del premier di evitare anche nel 2017 la tagliola delle clausole di salvaguardia sull'Iva (15 miliardi).

Riducendo il prelievo previdenziale e abbassando l'Irpef si aumenterebbe il potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti. Il problema, però, è come finanziare gli sgravi. Limare di un punto percentuale le aliquote del 27 e del 38% costerebbe almeno 3,5 miliardi e i benefici, come già spiegato dal Giornale, sarebbero minimi. Oltretutto il governo non può pensare di finanziare questa riduzione, che sarebbe permanente, con un'entrata straordinaria come la riapertura della voluntary disclosure. Quest'ultima, tra l'altro, porterebbe solo un introito compreso tra uno e due miliardi, per altro insufficienti. Né l'esecutivo farebbe miglior figura destinando a questo scopo i 3,3 miliardi già stanziati per la riduzione dal 27,5 al 24% dell'Ires.

Il puzzle è molto complicato e dovrà conciliarsi, da un lato, con la richiesta europea di uno sforzo di riduzione del deficit di almeno 10 miliardi di euro e, dall'altra parte, con la volontà di consentire pensionamenti anticipati per gli over 64 dal 2017. Molto più vicini temporalmente due obiettivi di medio termine. Entro la fine del mese o, al più tardi, all'inizio di giugno dovrebbe vedere la luce il decreto «Finanza per la crescita» contenente gli sgravi per i risparmiatori che investono per almeno tre anni nei titoli emessi dalle pmi. Ancora ferme in commissione alla Camera le misure per il contrasto alla povertà (un miliardo stanziato).

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