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Hannoun, confermato il carcere e i legami col ministro di Hamas

Il tribunale del Riesame di Genova non libera nessuno dei 4 accusati di terrorismo. Tra i fondatori dell'associazione pro Pal c'è Abu Obaida, vicino agli jihadisti a Gaza

Hannoun, confermato il carcere e i legami col ministro di Hamas
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Una lunga battaglia giudiziaria che ieri ha avuto un passaggio fondamentale: Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud restano in carcere di alta sicurezza. A esprimersi sulle posizioni degli uomini accusati di finanziamento al terrorismo è stato il Tribunale del Riesame di Genova.

Un'altra sezione, perché già nella seconda metà di gennaio il medesimo tribunale aveva confermato che loro quattro dovessero rimanere in cella. Poi la difesa aveva però fatto appello, e la Cassazione ha rimandato il tutto, appunto, nuovamente a Genova.

Tra le motivazioni della Corte Suprema veniva sottolineata la necessità di circostanziare le cosiddette fonti aperte, fruibili dunque da chiunque. Si chiedeva di spiegar dove fossero state rinvenute, collocandole in un preciso arco temporale. Cosa che l'accusa ha fatto, fornendo anche elementi che provassero come la destinazione del denaro fosse l'organizzazione terroristica. E lo ha fatto in modo estremamente dettagliato, lasciando decisamente poco spazio all'assenza di consapevolezza da parte di chi ha effettuato quei bonifici.

Il tutto, però, ha un peso doppiamente rilevante, perché il lavoro è stato compiuto escludendo ogni forma di contributo israeliano: polizia giudiziaria e magistratura italiana, in modo sinergico e con un lavoro capillare durato anni, sono riusciti a mettere letteralmente a nudo le operazioni di Hamas in Italia. Digos di Genova, Guardia di Finanza, antiterrorismo, il pm Zocco. Hanno agito con le proprie forze facendo cadere anche l'ultimo alibi dei difensori di Hannoun, ovvero che dietro ci fosse la regia di Israele.

E sono riusciti ad analizzare, circostanziandola con ogni dettaglio, la figura di Osama Alisawi (alias Abu Obaida) che è indubbiamente da anni il referente dell'associazione a Gaza: si tratta della stessa persona che, nel 1994, ha fondato la A.b.s.p.p. Ha vissuto per molti anni in Italia, dove si è laureato in architettura e dal marzo del 2003 si è trasferito stabilmente a Gaza, ricoprendo nel governo palestinese presieduto da Ismail Haniyeh (capo politico di Hamas) la carica di ministro dei Trasporti e poi quella di ministro della Cultura.

Dall'esame dei profili Facebook a lui ricondotti, inoltre, emerge che oggi ricopre la carica di vicepresidente del dipartimento dei sindacati professionali di Hamas, ma anche quella di Presidente del Blocco islamico nell'Unione degli ingegneri (in strettissima collaborazione con i terroristi) ed è membro del consiglio dell'Unione degli ingegneri, ricoprendo anche l'incarico di professore associato di ingegneria dell'architettura presso la i "Islamic university of Gaza". Sempre Alisawi che il 7 ottobre, giorno del massacro compiuto per mano di Hamas scriveva "Allah è il più grande", che rappresenta solo uno dei plurimi episodi in cui condivide la strategia militare di Hamas, esaltando a più riprese le Brigate Al Qassam.

Si sarà forse distaccato dopo aver fondato l'associazione? Ovviamente no, venendo indicato, per esempio, da Elasaly (tra gli uomini in carcere) come "nostro rappresentante ufficiale lì a Gaza". Appartengono tutti allo stesso ambiente, e ora non si vogliono arrendere all'idea che qualcuno abbia deciso di combattere il terrorismo islamico.

GiuSor

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