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Hormuz, nucleare e fondi congelati: "È il nostro testo". Tocca a Khamenei

Il regime si intesta la bozza, ma non c'è il Libano. "Manca l'ok della Guida Suprema"

Hormuz, nucleare e fondi congelati: "È il nostro testo". Tocca a Khamenei
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Manca ancora il via libera della Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, il che non è certo un dettaglio. Eppure Donald Trump riferisce che la bozza di un'intesa per estendere il cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare 60 giorni di trattative sul dossier nucleare è stata approvata dalla "leadership iraniana" e che per questo i nuovi raid annunciati ieri dal presidente sono stati fermati dalla Casa Bianca.

Trump sostiene che ci sia il via libera sulle discussioni e i punti finali, "sia a livello concettuale che nei minimi dettagli". Ma la prima insidia dell'annunciata intesa sta proprio qui. Il consenso è arrivato "da tutte le parti coinvolte", spiega il tycoon. Ma nel lungo elenco di Stati figurano Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto "e altri". Il vero tasto dolente dell'annuncio è la mancata ufficialità proprio dell'Iran, da cui tutti, e soprattutto le cancellerie internazionali, sono ben consapevoli che possano arrivare ancora brutte sorprese, come è già accaduto più volte, in nome della linea dura della parte più oltranzista del regime. Non a caso le agenzie di stampa iraniane Tasnim e Fars, le più vicine ai Guardiani della Rivoluzione islamica, prima smentiscono che Teheran abbia approvato alcun testo, poi si intestano la vittoria sostenendo che gli Stati Uniti hanno accettato il loro testo.

Poi c'è la questione Israele. Se davvero Trump è riuscito a stralciare il conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano dalla trattativa - cosa che finora sembrava improbabile, visto che l'Iran ha sempre posto la fine della guerra contro i miliziani sciiti filo-Iran come precondizione alla firma dell'accordo - questa sarà una vittoria del presidente americano, che dovrà poi comunque vedersela con uno scalpitante Netanyahu. L'intesa potrebbe vacillare, sia nei sessanta giorni che nei successivi, sotto i colpi che l'esercito israeliano vuole ancora infliggere a Hezbollah nel sud del Libano e nella capitale Beirut, che ha scampato nuovi raid dell'Idf solo dopo lo stop imposto dal tycoon all'amico e alleato Bibi.

Intanto, annuncia sempre Trump, il blocco navale su Hormuz "rimarrà in vigore a tutti gli effetti fino al completamento di questa transazione". Ed è quindi uno dei punti cardine dell'intesa che non può trovare attuazione immediata fino al via libera dell'ayatollah Khamenei e dei pasdaran che effettivamente controllano il regime.

I più ottimisti sostengono tuttavia che le divergenze si siano notevolmente ridotte sulle tre questioni fondamentali: Hormuz, lo sblocco dei beni iraniani congelati e il nucleare. Ma sullo Stretto serve capire se davvero la trattativa si chiuderà con Hormuz aperto senza pedaggi, come prima del conflitto. Sul nucleare, invece, l'unica intesa al momento sarebbe l'accordo perché si parli di atomica nei due mesi di tregua. Un passo avanti, certo, ma che non fa ancora intravedere una vera via d'uscita alla crisi.

Infine i beni iraniani congelati all'estero. Quel che si sa degli ultimi sviluppi della trattativa è che Teheran vuole che vengano sbloccati e rilasciati direttamente al regime, mentre Washington chiede uno sblocco a tappe, preferendo tradurli nell'equivalente in beni umanitari, un modo per Donald Trump per evitare di finire nel tritacarne dopo aver accusato l'ex presidente Barack Obama di aver scongelato gli asset iraniani nel suo accordo del 2015 con l'Iran.

Se anche l'intesa ci sarà, le insidie non mancheranno. L'Iran ha già avvisato di essere pronto a una "risposta storica" contro gli Stati Uniti se Trump intraprenderà "azioni sconsiderate", convinto che "scelte sbagliate faranno saltare i mercati e creeranno un pantano senza fine", oltre che dare vita a "un nuovo Iran".

Il regime degli ayatollah ha già risposto agli ultimi raid americani annunciando che Hormuz sarà chiuso completamente "fino a nuovo ordine". L'accordo è necessario, ma i rischi di forte instabilità nel Golfo, e di conseguenza nei commerci e negli approvvigionamenti energetici, restano ancora alti.

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