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I rapinatori diventano creditori. La linea sottilissima che separa una vittima dal suo carnefice

Dal gioielliere al macellaio, ecco tutti i casi in cui l'aggredito è finito in carcere o ha dovuto pagare

I rapinatori diventano creditori. La linea sottilissima che separa una vittima dal suo carnefice
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Non un Far West, non licenze di inseguimento e cattura con un colpo alla tempia, non il furto di una borsa che autorizzi a schiacciare il ladro con un Suv come a Viareggio, laddove, per esempio, non c'era più pericolo, non c'era una famiglia sotto minaccia, non c'era una porta sfondata o una pistola o una rapina in corso, insomma: non una legge che autorizzi reazioni punitive e vendette private.

Neppure però com'è adesso, con rapinatori che diventano creditori: ladri che ti entrano in casa, o ti sfondano la vetrina, ti minacciano la moglie e i figli, ti entrano di notte in officina o in tabaccheria, e poi, se tu reagisci male, o reagisci troppo, o tardi, o un metro oltre il confine misurato anni dopo, ecco, si presentano pure alla cassa, lui o i suoi eredi, perché tu nel frattempo sei diventato l'imputato, il condannato, il debitore civile.

La linea che separa vittima e carnefice è sottile, dipende da come viene tracciata: magari a freddo, anni dopo, con il righello, i fotogrammi, le consulenze balistiche, le traiettorie, i secondi. Ma chi ha reagito non era a una lezione universitaria di diritto, era al buio, tra il rumore del vetro sfondato e l'ennesima rapina, la paura, il terrore che toccassero tua moglie o tua figlia.

Casus belli? Tanti, ma il gioielliere Mario Roggero di Grinzane Cavour (Cuneo) è quasi un manifesto: tre rapinatori entrano nella sua gioielleria nel 2021, dentro ci sono lui e la moglie e la figlia, Roggero reagisce, esce, spara, due muoiono e uno resta ferito. Secondo i giudici il punto decisivo è questo: quando ha sparato, la rapina era finita, i tre stavano scappando, il pericolo non era più "attuale", ergo 17 anni in primo grado e 14 anni e 9 mesi in appello, più il capitolo civile: risarcimenti pesantissimi al ferito e ai parenti dei rapinatori morti. In sintesi: ti entrano in gioielleria, ti terrorizzano la famiglia, tu sbagli tempo e modo di reazione e alla fine devi pagare i rapinatori: dal carcere.

Ermes Mattielli, rigattiere vicentino: sorprende due ladri nel suo deposito e gli spara, i ladri restano feriti e la giustizia stabilisce che è duplice tentato omicidio: 5 anni e 4 mesi di condanna e 135 mila euro da pagare ai due. Mattielli è morto poco dopo. Le cronache hanno raccontato il paradosso dell'eredità del rigattiere che rischia di finire a chi era andato a rubare. Proprietario condannato, ladri risarciti.

Walter Onichini, macellaio padovano, caso più ambiguo ma istruttivo. Di notte entrano nella sua proprietà per rubargli l'auto, lui spara, ferisce un ladro e poi però fa la cosa che ha pesato come un macigno: ha caricato il ferito e l'ha abbandonato in un campo.

Il gesto non si può cancellare, ma l'innesco resta quello: un furto, un'intrusione, una notte di allarme, il panico e una condanna a 4 anni e 11 mesi con risarcimento al ladro ferito. Anche qui: il delinquente entra da delinquente ed esce da creditore.

Anche Mirko Franzoni non è utilizzabile come legittima difesa pura: ha ucciso il ladro ore dopo il furto, e altrove. Anche qui è arrivata la condanna per omicidio volontario, ma è un caso che mostra il punto nudo: 125 mila euro di provvisionale ai familiari del ladro morto. Non perché il ladro non fosse ladro, ma perché, secondo i giudici, a un certo punto il derubato aveva smesso di difendersi ed era diventato autore di un altro reato.

Giuridicamente si è comprensibile. Civilmente, politicamente e umanamente un po' meno.

Caso rivelatore è quello di Franco Birolo, tabaccaio padovano: tre ladri di notte sfondano la tabaccheria con un'auto-ariete, sopra dormono moglie e figlia, Birolo scende, spara, uno muore. Primo grado: condanna per eccesso colposo e risarcimento ai familiari del ladro.

Appello e Cassazione: assoluzione per legittima difesa "putativa incolpevole", non quindi un eroe da Far West ma un cittadino che in un contesto particolare ha sbagliato valutazione in modo scusabile.

Resta il fatto: prima colpevole e debitore, poi innocente. E' il punto, anzi la linea: non quella che separa il bene e il male, ma quella, sottilissima e oggi troppo soggettiva, che separa una vittima da un carnefice.

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