Il politicamente corretto potrebbe entrare anche nei corsi di formazione per la Pubblica amministrazione. Questa volta il bersaglio è il maschile. Il 22 settembre Anci Veneto organizza infatti un corso online dal titolo “Il linguaggio inclusivo di genere. Come cambiare la comunicazione nella P.A.”, quattro ore dedicate a funzionari e dipendenti pubblici per imparare a riscrivere atti, lettere, mail e comunicazioni istituzionali secondo i criteri dell’inclusività.
Il programma parte da una premessa destinata a far discutere: “l’uso esclusivo del maschile” viene indicato come una forma di discriminazione. Da qui la necessità di rivedere il linguaggio amministrativo, cercando formule considerate più rispettose della parità di genere.
Non si parlerà soltanto di parole. Il corso affronta anche l’uso delle immagini nella comunicazione pubblica e il ruolo del linguaggio nella costruzione del cosiddetto “valore pubblico”. Tradotto: non basta che un atto amministrativo sia corretto, chiaro e comprensibile. Deve anche essere, per così dire, linguisticamente educato.
Il punto non è certo mettere in discussione la buona educazione né l’opportunità di evitare formule apertamente discriminatorie. Il problema nasce quando la lingua della Pubblica amministrazione smette di essere soltanto uno strumento per comunicare con chiarezza e diventa terreno di rieducazione culturale. Perché se il maschile utilizzato in senso generale viene presentato come potenzialmente discriminatorio, il rischio è che persino una circolare o una mail interna finiscano sotto la lente del nuovo galateo inclusivo.
Il caso veneto arriva peraltro a pochi giorni da quello della Bassa Romagna, dove un altro documento destinato alla comunicazione istituzionale invitava a riflettere su patriarcato, identità di genere, pronomi e perfino sulla necessità di “evitare di riferirsi alla dimensione biologica” delle persone.
Segnali di una tendenza ormai evidente: il linguaggio della Pubblica amministrazione non deve più soltanto essere preciso. Deve anche essere “giusto”. E, naturalmente, inclusivo.