Con l’inizio della scuola sono riprese anche le rivendicazioni dei movimenti pro Pal, che dopo le vacanze estive sono tornati a farsi sentire. L’anno scorso sono stati numerosi i momenti di tensione e le iniziative problematiche legate al mondo pro Pal, con docenti che in classe hanno sconfinato nella propaganda, tradendo il patto di neutralità. E quest’anno? Quest’anno si stanno organizzando con anticipo, creando un vademecum ad hoc in cui i docenti vengono catechizzati su cosa dire e come dirlo senza rischiare di incorrere in sanzioni o procedimenti disciplinari, continuando comunque a portare avanti le battaglie per la Palestina.
Nell’ampio documento condiviso sui social e messo a disposizione da parte dei docenti schierati per la Palestina, per chiunque volesse sposare la causa, viene addirittura spiegato come parlare di Israele. Si presume che persone responsabili, che hanno concluso un corso di studi e che si sono specializzate per insegnare nelle scuole abbiano acquisito questo tipo di conoscenze, per trattare adeguatamente temi simili. Invece, evidentemente, non è così, perché viene esplicitamente spiegato che “sul piano didattico è importante distinguere in modo netto la critica alle decisioni, alle politiche o alle condotte del Governo o dello Stato di Israele da affermazioni generalizzanti rivolte agli ebrei, all’ebraismo o alle comunità ebraiche. Lo stesso criterio vale, naturalmente, per qualsiasi popolo, religione, origine o identità”. Quindi, si legge ancora, “termini, slogan, simboli e immagini particolarmente controversi vanno contestualizzati storicamente e semanticamente. Non si tratta di rinunciare a discutere temi difficili, ma di rendere didatticamente trasparenti il significato e di impedire che il confronto produca ostilità o discriminazione verso persone o gruppi”.
Ma non c’è solo questo: nel prontuario riepilogativo del lungo documento viene anche spiegato ai docenti che “informare non significa chiedere l’autorizzazione su ogni lezione”, che per evitare contestazioni bisogna trovare il collegamento della “attività alla programmazione e agli obiettivi formativi”, che bisogna documentare tutto sul registro elettronico. Una parte viene anche dedicata al Ddl antisemitismo, che viene contestato da questo gruppo perché, a loro dire, si “metterebbero a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali, artisti” e non solo. Nel vademecum scrivono: “Non è legge vigente. Attenzione a possibili impatti sulla libertà di espressione e di insegnamento. Monitora gli sviluppi e i tuoi diritti”.
