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Improduttivi i governi non eletti. Sulle leggi il record di Berlusconi

I dati Openpolis sulle iniziative di successo degli esecutivi nelle ultime due legislature. L'ex premier ottenne l'ok al 33,7% di provvedimenti. Meglio di Monti, Letta e Renzi

Improduttivi i governi non eletti. Sulle leggi il record di Berlusconi

È «l'ultimo governo eletto dai cittadini» a segnare la parabola produttiva più virtuosa dal 2008 a oggi, con il maggior numero di provvedimenti legislativi traghettati al voto favorevole delle Camere nel minor arco di tempo. L'esecutivo di Berlusconi, prima dell'arrivo dei tecnici montiani, è infatti quello che ha visto incassare più volte, secondo i dati riportati da Openpolis, il parere positivo del parlamento sui disegni di legge governativi, con il 33,7% dei provvedimenti - tra riforme, modifiche costituzionali, disposizioni di politica estera ed economia - ad aver ricevuto il via libera da Montecitorio e Palazzo Madama. Percentuale capace di superare, sebbene di un soffio, persino la sindrome dell'unanimità nell'era del professor Monti a Palazzo Chigi, quando il ventilato rischio di tracollo del Paese ha funzionato da semaforo verde automatico su ogni genere di provvedimento firmato dalla squadra dei tecnici, che hanno visto il 33,6% delle loro riforme arrivare al traguardo. E se la quota di ddl firmati dall'esecutivo Letta si è fermata a 32,3%, con Renzi scende al 28,1%, con un allungamento dei tempi necessari al via libera sui progetti di legge. Scorrendo le statistiche, emerge che nella legislatura tra Berlusconi e Monti i ddl arrivavano a destinazione con una media di 116 giorni, contro i 151 del binomio Letta e Renzi. Ma quella guidata dal professore della Bocconi vanta anche il primato dei decreti decaduti: ben il 15,7% di quelli emanati dal consiglio dei ministri non è stato convertito dal Parlamento entro i 60 giorni stabiliti. Ma a tracciare il solco tra l'ultima legislatura guidata dal centrodestra e quelle successive dei «non eletti», compresi gli intermezzi montiani e lettiani, c'è la sfilza di questioni di fiducia poste sui provvedimenti governativi. Tanto frequenti da trasformare rapidamente lo strumento della «minaccia politica» in una prassi. Il record delle leggi su cui è stata messa più volte la fiducia appartiene ai professori, dal milleproroghe alle semplificazioni fiscali: il picco viene raggiunto con la riforma del lavoro che Monti ha rimesso alla fiducia delle Camere otto volte, seguita dal ddl anticorruzione con cinque fiducie, come la legge di Stabilità. A ruota c'è l'esecutivo del segretario del Pd, che su Stabilità, Italicum, Jobs Act e pubblica amministrazione è andato alla prova muscolare con le opposizioni tre volte, mentre il provvedimento che con il centrodestra al governo ha contato più fiducie, tre, è stata la legge di sviluppo del 2008.

Il quadro di Openpolis fotografa infatti che su 274 leggi approvate nell'esecutivo Berlusconi, solo sul 16,4% è stata chiesta la fiducia alle Camere. Percentuale che schizza al 43 sulle 117 leggi di Monti e al 34 sui 138 provvedimenti renziani.

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