Nel 2015, durante l'ultima votazione per la presidenza della Repubblica che incoronò per la prima volta Sergio Mattarella, all'allora presidente della Camera, Laura Boldrini, toccò pronunciare il nome di Vittorio Feltri 47 volte. Lo scorso 6 marzo, alla festa organizzata alla Scala di Milano per i 150 anni del Corriere della sera, Mattarella andò a salutare proprio lui. E ieri, il nome del nostro direttore editoriale, è saltato di nuovo fuori tra i candidati papabili alla presidenza della Repubblica proposti dalla destra negli anni, di nuovo, nel programma di La7, L'aria che tira.
Direttore Feltri, non vorremmo spaventarla ma ci sembra che la molestia si avvicini...
"Ma sono tutti ubriachi. Cosa c'entro io con la Repubblica?! La cosa mi onora ma mi fa anche veramente ridere".
Beh perché, non le piacerebbe?
"Ma dai... io a Roma?! Chiuso al Quirinale, da solo, senza inquilini, senza il mio gatto, senza potermi portare una fidanzata... Solo di notte e obbligato a incontrare tutti quegli stranieri delle delegazioni di giorno, per carità".
Ancora con le fidanzate, direttore?!
"Faccio per dire. Era tanto per elencare le privazioni alle quali andrei incontro".
Di certo il suo sarebbe il discorso di fine anno più divertente della storia della Repubblica.
"In effetti quella sarebbe l'unica tentazione, penso che mi divertirebbe parlare a reti unificate".
Sapesse a noi ascoltarla... Però ci sono un sacco di segnali. Nel 2015 fecero il suo nome 47 volte.
"Sì, sì, me lo ricordo benissimo. Credo che a farlo circolare fossero stati Giorgia Meloni e Matteo Salvini e la Boldrini, che era anche una bella donna, si ingrugniva ogni volta che doveva leggere Vittorio Feltri sui foglietti. Era più forte di lei, cambiava espressione, poverina".
Non le sarà simpatico.
"Infatti, per niente".
E invece alla festa del Corriere com'è andata?
"È stata una cosa emozionante che non mi aspettavo. Io ero seduto tra gli ospiti e quando è entrato Sergio Mattarella si è fermato solo davanti alla mia poltrona, si è chinato verso di me e mi ha dato la mano. A me Mattarella è molto simpatico".
Una specie di passaggio di testimone. Forse lui sa qualcosa che lei ancora non sa...
"Ma sarebbe una cosa da clinica psichiatrica, dai".
A proposito di scelte psichiatriche, cosa dice della proposta di Antonino Di Pietro a sindaco di Milano?
"Quella, al contrario, avrebbe un senso. Di Pietro sarebbe perfetto. Conosce benissimo questa città: le sue difficoltà, i suoi difetti... Sarebbe un ottimo sindaco ma ovviamente non lo farà".
Perché non lo farà?
"Ma chi cazzo vuole che lo voti!".
Ecco... Quindi niente. Torniamo a lei: lo decliniamo questo gentile invito?
"Ma certo. Neanche come condanna la accetterei. Sa che sono sincero fino alla brutalità".
Va bene. Allora buonasera e grazie, presidente.