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Italo, un'odissea per 400 passeggeri

Treno fermo per due ore in galleria. Ranucci: "Bloccati al caldo e senza conforto"

Italo, un'odissea per 400 passeggeri
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Tutto inizia nel pomeriggio di lunedì 22 giugno, intorno alle 14:50. Il convoglio Italo 9981, partito da Milano Centrale e diretto a Napoli, si arresta bruscamente all'interno di una galleria sulla linea AV Bologna-Firenze, nella zona di Firenzuola, nell'Alto Mugello. La causa è un grave guasto elettrico che spegne in un colpo solo l'aria condizionata, i servizi igienici e, a tratti, persino la luce. Il treno è pieno. Fuori, l'estate italiana; dentro, una scatola di metallo ferma nel buio.

"Siamo rimasti due volte fermi in galleria per oltre un'ora, senza aria condizionata, con una temperatura di 30 gradi a bordo e con i bagni che non funzionano", ha raccontato una viaggiatrice all'Ansa. "La situazione è pesante, il treno è pieno, sono 11 carrozze, e ci sono anche tanti bambini e una persona vicino a me si è sentita male accusando una crisi di panico". Il personale a bordo tenta un reset dei sistemi elettrici che consente una prima, breve ripartenza. Ma è un sollievo illusorio: il convoglio si ferma una seconda volta, di nuovo in galleria, di nuovo nelle stesse condizioni.

La testimonianza è di quelle che non lasciano spazio a eufemismi: bagni fuori uso per ore, temperatura insostenibile, passeggeri con bambini piccoli, almeno un caso di crisi di panico. Soltanto dopo l'affiancamento di un secondo convoglio di supporto per le procedure di sicurezza il treno riesce a muoversi verso Firenze Santa Maria Novella, dove i passeggeri vengono fatti scendere per prendere un altro treno.

Tra i passeggeri bloccati c'era anche Sigfrido Ranucci. Che non si è contenuto e ha affidato ai social la propria testimonianza. "Viaggio incubo per i passeggeri di Italo, bloccati per due ore in galleria sulla tratta Firenze Bologna, al caldo e senza alcun conforto. Alcuni di loro colpiti da malore. Dopo una breve ripartenza ancora uno stop", ha scritto. L'opinione dell'autore delle sapide inchieste di Report amplifica quanto già denunciato dagli altri passeggeri e trasforma un disservizio ferroviario in un caso di comunicazione nazionale.

Le conseguenze non si limitano al treno 9981. L'incidente ha paralizzato il nodo AV Bologna-Firenze, costringendo Rete Ferroviaria Italiana a deviare diversi convogli sulla linea convenzionale. I treni Alta Velocità di Trenitalia, secondo quanto comunicato dalla stessa società, hanno registrato un maggior tempo di percorrenza fino a 60 minuti. I ritardi diffusi si sono protratti per ore, toccando punte di 80-120 minuti prima del ripristino della normale circolazione.

A guasto risolto, Italo ha fatto sapere di aver "immediatamente attivato l'assistenza a bordo e in stazione verso i propri passeggeri" annunciando che avrebbe rimborsato "i suoi viaggiatori con un voucher pari al 100% del costo del biglietto, oltre all'indennizzo previsto da norma". Un rimborso sacrosanto, ma che difficilmente ripaga ore di caldo, disagio e, in qualche caso, paura.

Ciò che rende l'episodio ancora più difficile da ignorare è che non si tratta di un fatto isolato. Appena tre settimane prima, il 28 maggio scorso, un altro treno Italo - il 9987, partito alle 15:21 da Milano Centrale e diretto a Roma - era rimasto bloccato per circa tre ore nei pressi di Reggio Emilia, tra Sant'Ilario e Campegine, a causa di un malfunzionamento meccanico. A bordo, tra le 400 e le 500 persone. Anche in quel caso l'aria condizionata non funzionava. Anche in quel caso si registrarono malori. Le temperature nei vagoni, stando alle testimonianze dei passeggeri, avrebbero raggiunto i 40 gradi. Le porte non potevano essere aperte, né per motivi di sicurezza né a causa del guasto stesso. La circolazione era ripartita solo verso le 20:00, con il trasbordo dei passeggeri su un convoglio sostitutivo e ritardi fino a 60 minuti sull'intera tratta.

A fare il punto sulla situazione è Gabriele Melluso, presidente di

Assoutenti, che ha invitato gli operatori ferroviari ad "adottare più efficaci politiche di gestione del disagio". Un invito che il settore farebbe bene ad ascoltare, prima che l'estate trasformi ogni viaggio in un'incognita.

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