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Ius soli, schiaffo a Trump. Lui: "Il Congresso rimedi"

Confermato il diritto di cittadinanza per nascita. Ma il tycoon ottiene lo stop alle trans nelle gare femminili

Ius soli, schiaffo a Trump. Lui: "Il Congresso rimedi"
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Nell'ultimo giorno di una sessione che verrà ricordata nei libri di storia, la Corte Suprema ha consegnato a Donald Trump una delle sconfitte più brucianti del suo secondo mandato presidenziale, dopo la decisione sui dazi che ha smontato uno degli architravi della politica commerciale della Casa Bianca. Con una maggioranza di 6 a 3 - ribaltando i rapporti di forza tra giudici conservatori e progressisti - l'Alta Corte ha bocciato l'ordine esecutivo con il quale il tycoon, nel primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca, aveva imposto forti limiti al birthright citinzenship, la cittadinanza per diritto di nascita (ius soli). Il provvedimento del presidente restringeva l'interpretazione universalistica del 14esimo Emendamento della Costituzione, ratificato nel 1868, dopo la Guerra Civile, per garantire i diritti degli ex schiavi. Per Trump e i suoi consiglieri legali, dal diritto alla cittadinanza per chiunque nasca sul suolo americano devono invece essere esclusi i figli degli immigrati illegali e di chi si trova nel Paese solo temporaneamente. L'impatto simbolico del provvedimento (mai applicato in attesa del pronunciamento della Corte) era stato enorme, mettendo fine a una consuetudine durata 158 anni.

Dopo la decisione dei giudici, Trump ha atteso a lungo prima di pronunciarsi, mandando avanti il consigliere Stephen Miller. "Una delle sentenze più distruttive e scandalose" nella storia della Corte Suprema. La cittadinanza americana non è un diritto di nascita spettante al mondo intero", ha tuonato l'architetto delle politiche anti-immigrazione della Casa Bianca. Lo Ius Soli è "un male per il nostro Paese", è poi intervenuto Trump con un post su Truth, evitando di attaccare frontalmente la Corte, come era avvenuto per la sentenza sui dazi. Il presidente ha poi esortato il Congresso a iniziare "oggi stesso" a lavorare a una legge in materia. "Non è necessario alcun lungo e complesso emendamento costituzionale" per "porre fine a una pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese", ha affermato.

Come una legge ordinaria possa aggirare la Costituzione non è chiaro. Nel giorno della sconfitta nella partita principale, Trump ha però potuto celebrare le "vittorie" che la Corte gli ha comunque consegnato: la conferma allo stop alla partecipazione delle atlete transgender alle competizioni sportive femminili - "Gli uomini non possono gareggiare negli sport femminili", ha commentato; e lo stop ai limiti di spesa per le campagne elettorali per il Congresso e la Presidenza. Quest'ultima, una decisione fortemente auspicata dai Repubblicani, che inciderà sicuramente sulle elezioni di midterm di novembre. Il giorno prima, la Corte gli aveva anche dato ragione in materia di prerogative presidenziali, stabilendo che Trump (ma anche i futuri presidenti) ha il potere di licenziare la maggior parte dei funzionari delle autorità di regolamentazione indipendenti - un'estremizzazione dello spoil system. Stop invece, per la natura particolare della Federal Reserve, alla rimozione di una delle governatrici del board della Fed, Lisa Cook, presa di mira dal tycoon.

Bocciata anche la richiesta di Trump di riesaminare la sentenza civile che lo condannava al pagamento di 5 milioni di dollari, per gli abusi sessuali (a metà degli anni '90) e la diffamazione ai danni della giornalista E. Jean Carroll. Il tycoon ha sempre negato ogni accusa.

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